Dal Verbale della 107ª Assemblea
CIMP Cap
Roma, 13-17
giugno 2006
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Alla
107° Assemblea CIMP Cap,
riunita a Roma dal 13 al 17 giugno presso le Ancelle di Cristo
Re, via Monte Cucco 25, sono stati invitati, oltre ai Ministri
provinciali, anche i Delegati provinciali che parteciperanno al
LXXXIII Capitolo generale OFM Cap, in tutto 35 persone. Dopo le
relazioni sui tre Capitoli zonali, che si sono tenuti a San Giovanni
Rotondo (FG) per le nove province del Sud (Napoli, Salerno, Foggia,
Puglia, Cosenza, Calabria, Messina, Siracusa, Palermo), ad Assisi
per le cinque province del Centro (Toscana, Umbra, Marche, Abruzzo,
Romana) e a Marola (Reggio Emilia) per le province del Nord, (Piemonte,
Alessandria, Genova, Lombarda, Emilia Romagna, Trento, Veneta),
a cui si è aggiunta la
provincia della Sardegna. Si è passati agli altri
punti all’ordine del giorno.
1. Sfide e orientamenti dell’Ordine. Il
Ministro generale, sulla base delle statistiche degli
ultimi 12 anni, fa notare una diminuzione del 35% dei frati dalla
CIMP Cap. Nonostante ciò, lo stato attuale ancora buono,
per cui non ci sono rischi immediati per l’Ordine in Italia.
Certo, vanno potenziati gli orientamenti futuri, senza distorcere
gli equilibri che ci sono. Alcune province, ad esempio, potrebbero
rimanere piccole ed altre più grandi. Là dove si
vuole fare un cammino unitario, sarebbe un peccato non incoraggiarlo
e sostenerlo. Ovunque, bisogna essere aperti al nuovo ed attivare
le collaborazioni interprovinciali, partendo dalla vita pratica.
Infatti, ci sono altri esempi di collaborazioni nell’Ordine,
che il Ministro generale riporta, regolate da statuti, rispettose
delle persone e stabilizzanti per le rispettive fraternità.
L’intervento del Ministro generale, poi, si sposta sulle
problematiche di attualità: evangelizzazione a fronte
del secolarismo in atto, rapporto fede e vita che richiede una
buona conoscenza e capacità di dialogo, rapporti relazionali
fragili dell’uomo di oggi da rinvigorire con le relazioni
fraterne costruttive… Tutto ciò richiede di andare
alla periferia della Chiesa e della società di oggi, ma
con quel atteggiamento minoritico che avvicina la gente e attiva
forme nuove di presenza. Perciò, se i frati possiedono
una forte spiritualità, raggiungono l’obiettivo
di essere portatori di speranza per il mondo d’oggi. In
concreto, il Ministro generale non entra in merito alla riuscita
o meno dei Capitoli zonali, ma fa capire, con tanta chiarezza,
la necessità di aprire la conoscenza e la collaborazione
tra province per favorire i rapporti con tutte le fraternità italiane.
Il
Definitore generale, fr. Felice Cangelosi, entra invece
in merito ai “Capitoli zonali” per offrire all’Assemblea
alcune considerazioni. Partendo dal Capitolo delle stuoie (ottobre
2003), il Definitore generale fa osservare che sono stati i “laboratori
di fraternità” ad indicare, con le proposizioni
emerse, quali aperture i frati desiderano. Infatti, queste “propositiones” rivelano
un anelito ad essere fraternità vive e significative.
Perciò, la lettera del Ministro generale si rivolge alla
Conferenza per chiedere di elaborare delle politiche attinenti
alla realtà italiana, rivitalizzando il carisma. È proprio
questa la sfida che la CIMP Cap deve affrontare e non pensare
che si debba procedere verso l’unificazione delle province
per ragioni di sopravvivenza. Ad ogni provincia si richiede di
rendere snelle le strutture, affinché le fraternità siano
ben radicate nella storia, distribuite capillarmente sul territorio,
puntualmente presenti nel aiuto ai poveri.
2. Il ruolo delle conferenze
dell’Ordine
Su questa tematica fr. Fidenzio
Volpi ha articolato il suo intervento su due punti: 1) valutazione
della normativa in vigore, 2) imputs per una qualificazione del
servizio delle Conferenze. Ha terminato, poi, con qualche considerazione
sul senso della rappresentatività ecclesiale
delle Conferenze. L’analisi portata avanti da questa relazione
precisa, infine che l’esigenza della “communio” tanto
auspicata dalla ecclesiologia vigente, non viene assicurata dalla
Conferenza, ma deve essere sentita e vissuta come passione da chi
ci vive dentro. La Conferenza, semmai, avverte e riconosce quei
dinamismi di comunione che portano ad una con-di-visione di
valori.
La Conferenza, quindi, è un organismo di animazione
che, nella partecipazione e nella corresponsabilità, rivela
la qualità della comunione presente tra i suoi membri, perché sono
essi i primi soggetti di quel cammino ecclesiale auspicato.[…].
Ci si chiede se c’è una certa similitudine tra la
CIMP Cap e la CEI. Il relatore, fr. Fidenzio Volpi, precisa che
le due Conferenze sono su due livelli deversi. La CEI esprime anche
un indirizzo di governo ecclesiale per l’Italia, al quale
la CIMP Cap deve attenersi. Ciò che viene chiesto alla CIMP
Cap, invece, e di vivere una sempre più intensa comunione
in se stessa, con i religiosi dell’Italia e con tutta la
Chiesa, nella quale i Cappuccini sono inseriti. Molti, infatti
sono gli esempi che i Cappuccini danno della loro vivacità,
ma tutto deve rientrare nello spirito di comunione e di umile testimonianza.
Ciò non toglie che, per una ragione di correttezza e verità,
non si debba pensare ad una agenzia di stampa dell’Ordine,
per trasmettere le notizie li riguardano da vicino.
3.Tematiche del Capitolo generale
Sulle tematiche che si dovranno
affrontare al Capitolo generale è stata
dedicata tutta la giornata del 15/06. Sono stati affrontati i seguenti
argomenti:
a) Solidarietà del Personale nell’Ordine
L’argomento è stato
esposto da fr. Jure Šarčević,
Definitore generale, che ha seguito il gruppo di lavoro su tale
argomento da presentare al Capitolo generale. Partendo dalla mozione
n. 70 del Capitolo generale del 2000, la solidarietà fraterna
all’interno dell’Ordine comprende anche la solidarietà tra
le province circa le persone. I fondamenti di tale solidarietà attingono
alle ragioni teologiche ispirate alla Vita della Trinità.
A tali ragioni i documenti dell’Ordine hanno attinto più volte
e nel CPO VII si trovano fin dalla prima proposizione che parla
di «libera comunione di persone senza dominazione o subordinazione»,
che sul modello trinitario «gli uomini progressivamente realizzano»,
incamminandosi verso una umanità solidale.
Pur essendoci
sempre stata in passato una tradizione, soprattutto in prospettiva
dell’implantatio Ordinis, negli ultimi anni l’Ordine
ha promosso delle esperienze in tale direzione per dare maggior
stabilità ad alcune zone attraverso un reciproco scambio
di personale. Questa è una sfida che s’impone anche
grazie ad una nuova società, culturalmente pluriforme e
plurietnica, ma è anche una opportunità da non perdere,
anche se non priva di difficoltà: si aprono vasti orizzonti,
che richiedono conoscenza e preparazione, sono necessarie aperture
di mente e di cuore, che esigono persone disponibili e capaci di
sapersi donare anche con sacrificio.
In pratica la solidarietà del
personale offre all’Ordine la possibilità di costruire
concretamente una vasta rete di fraternità che supera i
confini provinciali e nazionali, ma tutto deve essere valutato
con occhio vigile e attento, servendosi di strumenti che regolino
la preparazione e l’applicazione delle norme ispirate al
bene reciproco e al rispetto delle persone e delle province.
b) L’attivazione
del VI° CPO
e l’accesso di tutti i frati al governo dell’Ordine
Su questi temi riferisce fr. Felice
Cangelosi. La normativa sull’accesso
di tutti i frati al governo dell’Ordine, ha affermato, è stata
già approvata dall’Ordine. Ora deve essere presentata
alla Curia romana per avere l’approvazione del Sommo Pontefice.
Quindi, all’interno dell’Ordine il problema è risolto.
S’attende soltanto l’approvazione della Santa Sede.
Di diversa natura è l’argomento sul VI° CPO. L’applicazione
di quanto l’Ordine si è proposto con questo CPO, è di
una tale portata, che intacca il carisma stesso. Il tema della
povertà va collocato in tutti i risvolti della vita fraterna
e questi richiedono anche l’ausilio di strumenti idonei per
la sua applicazione: statuto economico, commissioni sugli investimenti,
principi di corretta eticità, visite economiche alle province…
In
Italia non si sono ancora applicati questi strumenti, ma in altre
circoscrizioni dell’Ordine hanno riscontrato il consenso
positivo dei frati. L’argomento tocca anche i postulati del
VII° CPO dei quali, se lo si terrà opportuno, se ne
occuperà una commissione. Per ora si richiede di poter attivare
una “povertà”, tanto raccomandata da san Francesco
ai suoi frati, non più relegandola alla ristretta dimensione
personale, ma allargata alla corresponsabilità fraterna
di tutti i frati; una povertà che non si limita, quindi,
al frate povero, ma che guarda alla fraternità povera, testimone
della ricchezza di Cristo crocifisso.
c) Le Costituzioni
e gli Statuti
Il Capitolo generale del 2000 ha
chiesto di poter nominare una commissione per applicare quanto
indicato dal n. 587, §§ 1-4,
del CIC. Si trattava, perciò, di sottoporre all’approvazione
della Chiesa un codice (Costituzioni), che può essere poi
modificato solo con il suo consenso. Altre norme, stabilite dall’autorità competente
dell’Ordine, possono essere raccolte in altri codici (Statuti)
ed essere rivedute e adattate alle esigenze dei luoghi e dei tempi.
Questo delicato lavoro è stato fatto: inizialmente da una
commissione giuridica, poi da due commissioni delle quali, una
ha studiato il testo delle Costituzioni e l’altra quello
degli Statuti. Infine, un’unica commissione ha revisionato
i due i testi da presentare al Capitolo generale.
Logicamente,
questo lavoro porta con se dei vantaggi e degli svantaggi: il vantaggio
di avere finalmente un testo che precisa meglio i fondamenti e
la natura carismatica propria dell’Ordine, ben distinto dalle
norme che lo regolano; lo svantaggio di incappare in troppe revisioni
delle Costituzioni e destabilizzare in tal modo l’Ordine.
Da quanto detto e discusso emerge che questo delicato lavoro va
affrontato probabilmente con un Capitolo straordinario, perché esso
richiede un lungo lavoro di coinvolgimento e di assimilazione di
tutti i frati dell’Ordine. Si raccomanda anche, in sede di
Capitolo generale, di curare bene la presentazione di questo argomento,
perché potrebbe dar adito ad incomprensioni e a giudizi
superficiali.
4.Orientamenti e proposte della Conferenza in merito al
Capitolo generale
Nel corso della terza giornata assembleare
c’erano solo
i Ministri e i Delegati provinciali. Dopo le esposizioni dettagliate
e il dialogo dei due giorni precedenti, ora i membri dell’Assemblea
venivano chiamati ad esprimere i loro orientamenti circa le tematiche
e le persone che faranno parte del nuovo governo dell’Ordine.
Si procede, perciò, nei sondaggi circa il Ministro e i Definitori
generali. Poi, precisati i ruoli che dovranno svolgere il Presidente,
il Segretario e il Rappresentante del ceto italiano, la Conferenza
si orienta affidando a fr. Giovanni Ferri, attuale Presidente della
Conferenza, la presidenza del ceto, accanto a lui fr. Francesco
Neri assumerà il compito di Segretario e fr. Fidenzio Volpi
quello del Rappresentante del ceto nel Consiglio di Presidenza.
Essi si rendono disponibili a tale servizio, se in sede di Capitolo
generale questo orientamento venisse confermato.
Conclusione
Ci si pronuncia sulla successiva
Assemblea elettiva, indicando il luogo e la data: Manoppello
(Pescara), 11-13 ottobre 2007. In quella sede l’Assemblea si pronuncerà anche in merito alla
convocazione assembleare dei Segretariati, i quali, trascorsi i sei
anni del loro statuto ad experimentum, dovranno essere convocati
in una plenaria per una verifica dell’attuale statuto e sugli
orientamenti futuri.
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