Frati CappucciniTAU
Chi SiamoPersonaggiPubblicazioniVocazioniAttualitàLinks

Sei qui: Home > Attualità > Rassegna stampa

Rassegna stampa
 
Notizie più recenti Archivio rassegna stampa Ricerca tra le notizie  
 
Avvenire, www.avvenire.it, 09 marzo 2010 del 09/03/2010
CAPPUCCINI

Massaja, missionario pioniere in Africa

A 200 anni dalla nascita un documentario racconta la vita del cardinale cappuccino che partì per terre sconosciute

DA ROMA FABRIZIO MASTROFINI
«Un 'santo' sociale in trasferta ai suoi tempi in Africa, in Vaticano, ieri». Padre Mario Durando, Provinciale dei Cappuccini del Piemonte e presidente di NovaT, ha commentato così la proiezione del documentario «Un illustre conosciuto», dedicato alla figura del cardinale cappuccino Guglielmo Massaja, avvenuta domenica pomeriggio a Palazzo San Carlo, in Vaticano ed organizzata dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.

Il documentario è stato prodotto dai Frati Cappuccini del Piemonte in occasione delle iniziative per il bicentenario della nascita di questo loro confratello (1809-1889) che è stato uno «straordinario esempio di missionario e di francescano» verso la popolazione etiopica dei Galla, come ha notato il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio. Il documentario di 60 minuti è stato realizzato dalla Nova-T, il centro di produzioni televisive e multimediali delle Province cappuccine italiane, da quasi trent’anni al servizio del mondo ecclesiale nell’ideazione e produzione di filmati biografici, missionari, vocazionali.

Alla proiezione, organizzata dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali erano presenti, tra gli altri, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano, il cardinale Achille Silvestrini, il cardinale José Saraiva Martins, monsignor Nikola Eterovic, padre Federico Lombardi. Tra gli ospiti, c’erano Lorena Bianchetti volto televisivo e conduttrice del documentario, l’attore Sergio Fiorentini (voce del Massaja nel documentario) ed il regista Paolo Damosso di NovaT.

Monsignor Claudio Maria Celli presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto da Nova-T. Per padre Mario Durando l’iniziativa di ieri in Vaticano è stata l’occasione per «presentare la figura di un grande missionario dell’Ottocento che a differenza degli altri santi piemontesi dell’epoca scelse di partire per una terra lontana ed allora sconosciuta ed ostile. Si potrebbe definire il Massaja: un 'santo' sociale in trasferta».
 
RadioVaticana, RadioGiornale ore 14:00, martedì 09 marzo 2010 www.radiovaticana.org del 09/03/2010
FRANCESCANI

Padre Pizzaballa: preghiera e solidarietà per i cristiani di Terra Santa

E’ stato accolto con gratitudine dai Cristiani di Terra Santa l’appello che ieri il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha lanciato a tutta la Chiesa a sostegno della Terra Santa.

A causa della situazione di perdurante conflitto tra israeliani e palestinesi, i cristiani stanno abbandonando i luoghi della vita terrena di Gesù. Proprio per questo - scrive il porporato - in loro aiuto è necessaria “la preghiera, la partecipazione vigilante e la concretezza della generosità”.

Sulla realtà dei cristiani che vivono nella regione, Giancarlo La Vella ha intervistato il padre francescano Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa:

R. - I cristiani sono indispensabili per la Terra Santa, perché esprimono anche il carattere cristiano di questa terra, perché sono i custodi gelosi delle nostre radici, di tutta la Chiesa che è nata qui; e poi sono anche un elemento pacifico, non una minaccia, per tutte le popolazioni locali. Quindi, sono una risorsa che deve essere custodita da tutta la Chiesa con cura e attenzione.

D. - Si può fare qualcosa affinché si interrompa questo esodo?

R. - Sì, ci sono molte cose da fare. Innanzitutto, una preghiera solidale, una preghiera che deve diventare appunto solidarietà, come è sempre stato fatto lungo tutta la storia della Chiesa. Solidarietà significa diverse cose, innanzitutto venire in pellegrinaggio in Terra Santa, che è una forma di sostegno concreta e pratica per i cristiani che vivono qui e che lavorano qui, e poi sostenere anche le opere e le attività della Chiesa, che sono opere di sostegno alla presenza cristiana in Terra Santa.

D. - Quali sensazioni a trovarsi nei luoghi di Cristo, in una situazione così difficile invece come quella di oggi?

R. - La situazione è difficile: israeliani e palestinesi non si parlano; cristiani, ebrei e musulmani si guardano non sempre in maniera serena. Quindi, è una realtà sicuramente molto difficile e dolorosa. Come molti altri hanno già detto, per noi cristiani stare in Terra Santa significa imparare a stare sulla Croce come Cristo qui a Gerusalemme e dalla Croce però significa anche imparare soprattutto a dare una testimonianza di perdono e di amore per tutti.

D. - Come si stanno vivendo questi timidi progressi nel dialogo tra israeliani e palestinesi?

R. - I progressi sono ancora molto fragili e incerti. Dobbiamo innanzitutto pregare, ma anche insistere in tutte le sedi e in tutti i modi opportuni, perché questi accenni di dialogo si rafforzino e diventino un rapporto serio e sereno come finora non è stato, almeno in quest’ultimo periodo.
 
Agenzia Fides, 09 marzo 2010, www.fides.org del 09/03/2010
AMERICA/PERU - I Francescani celebrano i 100 anni della morte del missionario p. Pio Sarobe
Ocopa (Agenzia Fides) -
P. Dante Villanueva, OFM, risiede a Ocopa, nel centro delle Ande peruviane, cioè nel luogo dove arrivò a soli 21 anni il missionario padre Pio Sarobe, di cui ricorre il centenario della morte. Di seguito la testimonianza che P. Dante ha inviato all’Agenzia Fides sulla celebrazione giubilare.

“I Francescani di Ocopa stanno celebrando il centenario della morte del Venerabile padre Pio Sarobe. Era nato il 5 maggio 1855 in Gastigarraga, nei paesi baschi della Spagna, ed è morto il 7 marzo 1910. Proprio il giorno anniversario della sua morte, abbiamo avviato le celebrazioni per il suo centenario con una Messa solenne ad Ocopa, presieduta dall'Arcivescovo di Huancayo, Monsignor Pedro Barreto, alle ore 11.

C’è stata una grande partecipazione di fedeli e religiosi, francescani e non francescani, e di tanti fedeli laici. Tra i concelebranti c’erano sacerdoti francescani e diocesani. La Messa solenne è durata quasi fino alle 13. Poi siamo passati a condividere una gustosa "pachamanca" (cibo cotto sotto terra con delle pietre ardenti), animata da danze e canti del folclore di questa regione peruviana. Veramente una festa di comunione del Popolo di Dio, pastori, religiosi e laici!”

Padre Pio visse e si è santificato ad Ocopa. Il suo ricordo è ancora vivo in vari villaggi nella Valle del Mantaro, dove è venuto a fare il missionario. Ha portato la Parola di Dio al popolo di Jauja, Concepción, Huancayo, Pariahuanca, Chanchamayo, Pasco, Huancavelica, Ayacucho, lasciando tracce durature. Quando predicava la Quaresima in San Jeronimo de Tunán, in un periodo come questo, si ammalò gravemente e morì il 7 marzo 1910 presso l'Ospedale El Carmen de Huancayo.

“Dopo aver celebrato la Messa funebre fu sepolto nella cripta, sotto l'altare della chiesa del Convento - racconta P. Dante -, che era così affollata di fedeli che dovettero richiedere l'intervento della polizia. Dopo aver riesumato i suoi resti, nel 1980, è stato sepolto in quello che era il Battistero della chiesa, in modo che i tanti fedeli che vengono possono pregare sulla sua tomba.” (CE) (Agenzia Fides, 09/03/2010)
 
Agenzia SIR, martedì 09 marzo 2010, www.agensir.it
09:00 -
del 09/03/2010
TERRA SANTA: PADRE ADKINS (MONTE NEBO), PERCHÉ “GARANTIRE UN FUTURO AI CRISTIANI”
(Amman) -
“L’esortazione alle Chiese a garantire un futuro ai cristiani e a impegnarsi instancabilmente per questo scopo rivela tutta la preoccupazione di Benedetto XVI per le nostre chiese orientali. Il futuro si presenta difficile, molti fedeli emigrano, un aiuto servirebbe ad aiutare i cristiani a restare. L’incoraggiamento del Pontefice per noi è vitale”.

Così padre Fabian Adkins, superiore del convento francescano del Monte Nebo (Giordania) commenta al Sir la tradizionale lettera ai vescovi del mondo, diffusa ieri, con cui la Congregazione per le chiese orientali invita la Chiesa universale alla “Colletta per la Terra Santa” del Venerdì Santo. “Davanti all’esodo dei fedeli cristiani - aggiunge il religioso, da 32 anni in Terra Santa - il rischio che si corre è la perdita di identità e del senso di appartenenza alla Chiesa.

La fede non può restare sulla carta ma deve essere vissuta quotidianamente. La stessa presenza dei cristiani qui è segno e messaggio della sequela di Cristo, dell’amore per il prossimo. Queste sono dimostrazioni concrete del nostro attaccamento a questi luoghi dove Cristo è nato. I cristiani ne sono le pietre vive che i pellegrinaggi devono poter conoscere”.

L’appello alla Colletta di Venerdì santo, firmato dal card. Leonardo Sandri, che della Congregazione è prefetto, trae ispirazione proprio dal pellegrinaggio compiuto da Benedetto XVI nel maggio scorso: “ho ancora davanti agli occhi le immagini di quel giorno - ricorda padre Adkins - per noi cristiani del Medio Oriente la sua visita ha avuto l’effetto di rafforzare la nostra fede, di confermarci nella nostra missione di essere pietre vive di questa terra benedetta.

Ci ha dato coraggio per seguire la Chiesa e il Vangelo. Credo che la stessa cosa accadrà con il prossimo Sinodo dei vescovi per la Terra Santa nel quale confidiamo molto per portare all’attenzione di tutta la Chiesa i problemi delle comunità cristiane locali”.

Le terre del monte Nebo furono acquistate dalla Custodia di Terra Santa il 4 ottobre 1932. Da quel momento iniziò l’avventura archeologica del sito che continua ancora oggi con campagne di scavi dirette, accompagnate e incoraggiate dai padri francescani, e, in particolare da padre Michele Piccirillo, morto nell’ottobre del 2008. Quello del Monte Nebo è l’unico santuario della Custodia in Giordania ed è anche l’unico luogo, alle porte della Terra Santa, legato all’Antico Testamento.
 
Basilica di san Francesco in Assisi, www.sanfrancescopatronoditalia.it , 09 marzo 2010 del 09/03/2010
Ufficio della Passione del Signore
di Felice Accrocca
Tra gli Scritti di Francesco si trova anche un Ufficio della Passione del Signore ed è, tra tutti, quello più “pieno del mistero e della voce di Cristo” (Carlo Paolazzi). È bene rileggerlo, tenuto conto che tra pochi giorni mediteremo con particolare intensità la Passione di Cristo.

L’Ufficio, nel quale Francesco si propone di celebrare “l’intero mistero della redenzione” (Ezio Franceschini), si caratterizza per l’insistente richiesta di soccorso rivolta a Dio contro i nemici. Emblematiche alcune espressioni del primo salmo: “I miei amici e i miei compagni si sono avvicinati e fermati contro di me, e i miei vicini sono rimasti a distanza. Hai allontanato da me i miei conoscenti: mi hanno ritenuto per loro una vergogna, sono stato tradito e non c’era scampo”.

L’Ufficio, dunque, come una preghiera di lotta: lotta di Gesù, alla fine della sua vita terrena, contro il nemico infernale; richiesta di soccorso al Padre, perché l’aiutasse in quel combattimento durissimo; esultanza delle creature per la vittoria da Lui ottenuta nel suo mistero pasquale. Una lotta che non compete al solo Gesù, ma coinvolge pienamente coloro che aspirano ad essere suoi discepoli, soprattutto nell’ora della sofferenza e della prova.

Si veda, ad esempio, il modo in cui Francesco rielabora il versetto: “Portate offerte, ed entrate nei suoi atri”; tale invito si trasforma, nella sua preghiera, in un incitamento alla lotta contro se stessi e contro il peccato, in un’esortazione a prendere la croce sulle spalle per seguire le orme di Cristo, che tanto patì per noi: “Portate in offerta i vostri corpi e prendete sulle spalle la sua santa croce, e seguite sino alla fine i suoi santissimi comandamenti”.

Come Cristo perdonò quelli che lo crocifiggevano, lo insultavano e gli sputavano in faccia, così doveva fare chi si era impegnato a seguirlo: una lotta difficile e Francesco ne era cosciente; per questo non si stancava di chiedere soccorso dall’alto. Nella sua parafrasi del Padre Nostro, commentando la richiesta di remissione dei peccati, “come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, egli esclama: “e quello che non rimettiamo pienamente, tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo, cosicché, per amor tuo, amiamo sinceramente i nemici e devotamente intercediamo per loro presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te ad essere di giovamento in ogni cosa”.

Francesco compose quest’Ufficio forse nei primi anni Venti, in un momento molto difficile della sua vita; un testo nel quale egli proponeva alla meditazione sua e dei suoi frati l’esempio del Cristo, che nel momento supremo aveva saputo fare della sua vita un dono, vincendo le insidie dell’antico tentatore. Era per tutti (anche per noi) un invito a fare altrettanto: nei momenti di sofferenza si prova la nostra fede, perché - dice un proverbio - allora si vede di che legno sono fatte le croci.
 
Basilica di san Francesco in Assisi, www.sanfrancescopatronoditalia.it , 09 marzo 2010 del 09/03/2010
Lo stesso cammino
di Milvia Bollati
“Stando una notte in orazione nella chiesa del Duomo di Siena, vide entrare nella chiesa il nostro Signore Gesù Cristo e dietro a Lui una grande moltitudine di santi e dove Gesù levava i piedi, rimanevano le sue orme. Quei santi che andavano dopo di Lui, tutti si studiavano quanto potevano di porre i loro piedi nelle orme lasciate da Cristo. E nessuno riusciva a porre esattamente i suoi piedi nei piedi di Lui. Venuto poi santo Francesco, leggero e schietto, poneva i suoi piedi perfettamente nelle orme di Lui. E fu dichiarata questa visione a santo Pietro Pettinaio che non ci fu mai alcun santo che rassomigliasse tanto a Cristo come santo Francesco”.

Chi scrive è fra Giacomo degli Oddi, frate minore dell’Osservanza presso il convento perugino di Monteripido, dove ricopre la carica di guardiano nel 1460 e poi nuovamente nel 1469 e 1480, autore di un’opera agiografica, lo Specchio dell’ordine, meglio noto come Franceschina.
Nel primo prologo fra Giacomo inserisce il racconto di questa visione che ha per protagonista il beato Pietro Pettinaio, un personaggio che ci è familiare. Si tratta infatti di quel Pietro Pettinaio, di cui parla Dante nella Commedia.

Nel canto XIII (123-128) del Purgatorio, Dante incontra tra gli invidiosi la senese Sapia. La sua fu una conversione tardiva, come lei stessa ammette: “Pace volli con Dio in su lo stremo de mia vita” e ora si trova in purgatorio anche grazie alle preghiere di Pier Pettinaio “a cui di me per caritate increbbe”. Chi è dunque questo personaggio? Disponiamo di poche notizie certe. Sappiamo che fu senese e che nella sua città esercitò il commercio dei pettini per la cardatura. Da qui il soprannome di “pettinaio”.

Noto a tutti per la sua onestà e devozione, morì in tarda età a Siena il 5 dicembre 1289. Ubertino da Casale aggiunge un altro dettaglio alla sua biografia. Ci dice infatti che Pietro Pettinaio dimorò per qualche tempo nel convento di Santa Croce a Firenze come terziario, ovvero appartenente al Terzo Ordine che accoglieva laici, uomini e donne, che desideravano seguire nel mondo la via di Francesco. Ma ritorniamo al testo della Franceschina. Siamo nel Duomo di Siena ed è notte. Pietro è in preghiera. All’improvviso una visione. Sono parole di una semplicità e di una freschezza che non possono non interrogarci. Parole che sanno di concretezza. Gesù cammina e lascia le sue orme.

Tanti si sforzano di porre i loro piedi in quelle orme... ma poi arriva Francesco e “leggero e schietto pone i suoi piedi perfettamente nelle orme di Lui”. Seguire Gesù è porre i nostri piedi nelle sue orme, ripetere i suoi passi dietro a Lui. Il tema ancora una volta è quello della conformità di Francesco a Cristo come conclude fra Giacomo: “non ci fu mai alcun santo che rassomigliasse tanto a Cristo come santo Francesco”, ma questa immagine, nella sua limpidezza, ha la forza di coinvolgerci e di chiamarci allo stesso cammino.
 
www.terrasanta.net, 09 marzo 2010 del 09/03/2010
Palestinesi al femminile
(g.s.) -
In occasione della Giornata della donna, l'8 marzo scorso, l'Ufficio centrale di statistica palestinese ha diffuso una serie di dati relativi alla componente femminile della società nei Territori Palestinesi (Cisgiordania e Striscia di Gaza).

Stando a quanto riportato dall'agenzia d'informazione Wafa, su una popolazione stimata in circa 4 milioni di persone, a fine 2009 le donne erano 1 milione e 965 mila (49,2 per cento) e gli uomini 2 milioni e 26 mila (50,8 per cento). Nonostante le condizioni di vita sfavorevoli determinate dal conflitto nella regione, si riscontra un decremento del tasso di mortalità. Sale così l'aspettativa di vita alla nascita: per le femmine è di 73,2 anni, per i maschi di 70,5 (dati che variano a seconda che si considerino gli abitanti della Striscia o della Cisgiordania).

Le statistiche del 2009 ci dicono che il 60 per cento delle palestinesi d'età superiore ai 15 anni ha già contratto matrimonio; le vedove sono il 6 per cento, le divorziate o separate l'1,5, le nubili il 36,5. Nel 2008 l'età media delle ragazze al momento delle nozze era di 19 anni e mezzo.
In tema di istruzione: nel 2009 l'8 per cento delle donne con più di 15 anni era ancora analfabeta, percentuale quadrupla rispetto a quella registrata fra i maschi. C'è da dire, però, che 55 studenti su 100 nell'anno scolastico 2007-2008 erano femmine, percentuale praticamente identica a quella delle insegnanti censite nel corpo docente delle scuole pubbliche un anno dopo.

Nel mondo del lavoro la presenza femminile - si parla di donne che abbiano già compiuto i 15 anni - è ancora relativamente ridotta (15,5 per cento): anche qui, naturalmente, c'è differenza tra Striscia (12,2) e Cisgiordania (17,4). Tali percentuali sono tra le più basse del mondo: se condiseriamo l'intero Medio Oriente, ad esempio, le lavoratrici raggiungono il 26 per cento del totale.

Non mancano, tuttavia, donne tra i professionisti più qualificati: secondo dati riferiti al 2008, nell'ambito della Giustizia ci sono 12 donne ogni 100 magistrati; nel campo dell'informazione le giornaliste sono 16 su 100; in diplomazia le ambasciatrici sono 5; nel governo dell'Autorità Nazionale Palestinese siedono 5 ministre (su 22 dicasteri). Le percentuali più alte si raggiungono nel settore sanitario: tra il personale infermieristico le donne sono 56 su 100; circa il 50 per cento tra i farmacisti e il 20 per cento tra i dentisti.

Purtroppo le donne non mancano neppure tra gli almeno 7.300 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Se ne contano circa 35, tra le quali 5 scontano la pena dell'ergastolo.
 
www.custodia.org [Terra Santa], 09 marzo 2010 del 09/03/2010
SBF Taccuino - Critiche al piano per la tutela dei beni che esclude i siti non ebraici
La proposta riguardante la salvaguardia del patrimonio nazionale, presentata al gabinetto del governo dal primo ministro Benjamin Netanyahu la scorsa settimana, sta sollevando non poche critiche, perchè comprende nel piano soltanto i siti che appartengono alla saga ebraica e sionista.

Il progetto che prevede un finanziamento di 400 milioni di NIS finalizzato alla conservazione di manufatti ebraici e a promuovere nelle scuole l’insegnamento della storia ebraica e sionista, interessa 37 siti archeologici, tutti appartenenti alla tradizione ebraica.

Anche se per molti cristiani Tiberiade è un luogo di pellegrinaggio, il progetto si occupa esclusivamente della storia della città dei periodi mishnaico e talmudico.
Tutti e tre i luoghi storici delle alture del Golan sono antiche sinagoghe, e i siti di Gerusalemme, che comprendono le tombe del Sinedrio, la città di Davide e la tomba di Giasone, sono ugualmente di impronta ebraica.

Il progetto contribuisce ad emarginare le minoranze non ebraiche presenti in Israele, anche se, come ha affermato un geografo della Ben-Gurion University del Negev, Oren Yiftachel, il patrimonio culturale del paese si compone di tanti strati.

Yiftachel ha aggiunto che il piano è un sintomo del fatto che il gruppo dominante non è capace di accettare in modo maturo gli altri gruppi che vivono nel paese.
Il Segretario del Gabinetto, Tzvi Hauser, responsabile dell’organizzazione del progetto, ha difeso il piano definendolo una rinascita della storia nazionale. Un tale rifioritura non significa, a suo avviso, che gli altri siti (non ebraici ndr.) non esistono o non sono importanti. L’intervento del governo risponde a necessità del momento “di cui non ci si dovrebbe vergognare”.

Nei siti come la città vecchia di Caesarea, che non sono esplicitamente ebraici, si porrà in evidenza il carattere ebraico.
L’architetto ed esperto di conservazione David Kroyanker ha dichiarato che l’elenco dei siti considerati patrimonio storico sarebbe stato diverso, se fosse stato compilato seguendo criteri storici e architettonici, senza badare al carattere ebraico e sionista dei siti.

L’opuscolo preparato dagli ideatori del piano conta circa 150 luoghi, dei quali 37 sono siti archeologici, così pure musei, archivi e istituzioni culturali.
I progettisti hanno dichiarato che il loro intento era di dare rilievo unicamente alla storia ebraica e sionista del paese.

Il loro programma ha scatenato le proteste dei palesinesi per l’inserimento nella lista della Tomba di Rachele a Betlemme e della Grotta dei Patriarchi in Hebron.
Nella sostanza detto programma, che prevede anche un corso di studi, si concentra su quattro tipi di eredità nazionali: siti archeologici, edifici storici, musei e una vasta categoria che include teatri, musica, danza e pellicole. Il corso di studi riguarda solo la storia ebraica e sionista. Gli studenti si occuperanno, per esempio, della storia archeologica del paese che tratta fino alla distruzione del Secondo Tempio e alla rivolta di Bar Kochba, e proseguiranno poi con gli inizi della storia sionista del diciannovesimo secolo.
Adattamento: R.P. Fonte: Nir Hasson, Haaretz.com (25 febbraio 2010)

 

 

Copyright© 2003 Frati Cappuccini Italiani e-mail: info@fraticappuccini.it
Hosted by
Comunicare