SBF Taccuino - Critiche al piano per la tutela dei beni che esclude i siti non ebraici |
La proposta riguardante la salvaguardia del patrimonio nazionale, presentata al gabinetto del governo dal primo ministro Benjamin Netanyahu la scorsa settimana, sta sollevando non poche critiche, perchè comprende nel piano soltanto i siti che appartengono alla saga ebraica e sionista.
Il progetto che prevede un finanziamento di 400 milioni di NIS finalizzato alla conservazione di manufatti ebraici e a promuovere nelle scuole l’insegnamento della storia ebraica e sionista, interessa 37 siti archeologici, tutti appartenenti alla tradizione ebraica. Anche se per molti cristiani Tiberiade è un luogo di pellegrinaggio, il progetto si occupa esclusivamente della storia della città dei periodi mishnaico e talmudico. Tutti e tre i luoghi storici delle alture del Golan sono antiche sinagoghe, e i siti di Gerusalemme, che comprendono le tombe del Sinedrio, la città di Davide e la tomba di Giasone, sono ugualmente di impronta ebraica. Il progetto contribuisce ad emarginare le minoranze non ebraiche presenti in Israele, anche se, come ha affermato un geografo della Ben-Gurion University del Negev, Oren Yiftachel, il patrimonio culturale del paese si compone di tanti strati. Yiftachel ha aggiunto che il piano è un sintomo del fatto che il gruppo dominante non è capace di accettare in modo maturo gli altri gruppi che vivono nel paese. Il Segretario del Gabinetto, Tzvi Hauser, responsabile dell’organizzazione del progetto, ha difeso il piano definendolo una rinascita della storia nazionale. Un tale rifioritura non significa, a suo avviso, che gli altri siti (non ebraici ndr.) non esistono o non sono importanti. L’intervento del governo risponde a necessità del momento “di cui non ci si dovrebbe vergognare”. Nei siti come la città vecchia di Caesarea, che non sono esplicitamente ebraici, si porrà in evidenza il carattere ebraico. L’architetto ed esperto di conservazione David Kroyanker ha dichiarato che l’elenco dei siti considerati patrimonio storico sarebbe stato diverso, se fosse stato compilato seguendo criteri storici e architettonici, senza badare al carattere ebraico e sionista dei siti. L’opuscolo preparato dagli ideatori del piano conta circa 150 luoghi, dei quali 37 sono siti archeologici, così pure musei, archivi e istituzioni culturali. I progettisti hanno dichiarato che il loro intento era di dare rilievo unicamente alla storia ebraica e sionista del paese. Il loro programma ha scatenato le proteste dei palesinesi per l’inserimento nella lista della Tomba di Rachele a Betlemme e della Grotta dei Patriarchi in Hebron. Nella sostanza detto programma, che prevede anche un corso di studi, si concentra su quattro tipi di eredità nazionali: siti archeologici, edifici storici, musei e una vasta categoria che include teatri, musica, danza e pellicole. Il corso di studi riguarda solo la storia ebraica e sionista. Gli studenti si occuperanno, per esempio, della storia archeologica del paese che tratta fino alla distruzione del Secondo Tempio e alla rivolta di Bar Kochba, e proseguiranno poi con gli inizi della storia sionista del diciannovesimo secolo. Adattamento: R.P. Fonte: Nir Hasson, Haaretz.com (25 febbraio 2010) |
Notizia dalla rassegna stampa del sito www.fraticappuccini.it |