|
Notizia:
A 200 anni dalla nascita un documentario racconta la vita del cardinale cappuccino che partì per terre sconosciute
DA ROMA FABRIZIO MASTROFINI
«Un 'santo' sociale in trasferta ai suoi tempi in Africa, in Vaticano, ieri». Padre Mario Durando, Provinciale dei Cappuccini del Piemonte e presidente di NovaT, ha commentato così la proiezione del documentario «Un illustre conosciuto», dedicato alla figura del cardinale cappuccino Guglielmo Massaja, avvenuta domenica pomeriggio a Palazzo San Carlo, in Vaticano ed organizzata dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali.
Il documentario è stato prodotto dai Frati Cappuccini del Piemonte in occasione delle iniziative per il bicentenario della nascita di questo loro confratello (1809-1889) che è stato uno «straordinario esempio di missionario e di francescano» verso la popolazione etiopica dei Galla, come ha notato il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio. Il documentario di 60 minuti è stato realizzato dalla Nova-T, il centro di produzioni televisive e multimediali delle Province cappuccine italiane, da quasi trent’anni al servizio del mondo ecclesiale nell’ideazione e produzione di filmati biografici, missionari, vocazionali.
Alla proiezione, organizzata dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali erano presenti, tra gli altri, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano, il cardinale Achille Silvestrini, il cardinale José Saraiva Martins, monsignor Nikola Eterovic, padre Federico Lombardi. Tra gli ospiti, c’erano Lorena Bianchetti volto televisivo e conduttrice del documentario, l’attore Sergio Fiorentini (voce del Massaja nel documentario) ed il regista Paolo Damosso di NovaT.
Monsignor Claudio Maria Celli presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto da Nova-T. Per padre Mario Durando l’iniziativa di ieri in Vaticano è stata l’occasione per «presentare la figura di un grande missionario dell’Ottocento che a differenza degli altri santi piemontesi dell’epoca scelse di partire per una terra lontana ed allora sconosciuta ed ostile. Si potrebbe definire il Massaja: un 'santo' sociale in trasferta».
|