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Come viviamo
L'odierno vivere dei cappuccini italiani, in Europa e in molti altri Paesi, rispecchia sostanzialmente uno stile plurisecolare di vita francescana, semplice e austera, vicina alla gente, cresciuta in una quotidianità fraterna e orante . La descrizione si riferisce naturalmente alla maggioranza dei frati, tenendo presente che alcune 'minoranze creative' seguono, in poli tra loro opposti, modi di vivere che vanno dal pauperismo all'integrazione sociale più spinti.

La fusione che avviene, anno dopo anno, tra la persona individuale e la fraternità è facilitata da una strutturale debolezza nella guida gerarchica, rinnovabile di triennio in triennio. In un clima di spontaneità, familiarità e immediatezza, si consolida una 'personalità fraterna' aperta, flessibile, stabile nell'ascolto, instabile nelle strutture, sensibile e disincantata e, proprio per questo, simpatica e sintonica con il popolo semplice e povero.

In tale cornice vitale, ogni comunità è un 'mondo a se stante', molto variabile con il farsi presente di 'singole personalità' spirituali e socio-ecclesiali. Aprire la porta di un convento/fraternità di cappuccini, significa rinnovare sempre la sorpresa di un incontro nuovo, imprevedibile, in ogni caso, per lo più, simpatico.

La nostra storia
Quasi cinque secoli di presenza

La singolarità della famiglia cappuccina italiana è profondamente iscritta nella sua storia. Nati nelle Marche e quasi simultaneamente nelle Calabrie, i primi Cappuccini - per lo più provenienti dagli Osservanti o Frati Minori sempliciter dicti - vivono il ventennio (1525-1545) che precede il Concilio di Trento in una transizione dalla letterale imitazione di Francesco e dei primi compagni ad un'apertura maggiore alla predicazione e alle esigenze formative dei giovani. I restanti decenni del '500 cappuccino vedono affermarsi definitivamente il modello 'conventuale', con qualche attrito ideologico con i cosiddetti 'frati vecchi'. Il periodo controriformista e il secolo XVII per i Cappuccini italiani si possono definire come tempo di grande diffusione insediativa e presenza significativa nella chiesa e nella società dell'Europa cristiana.
Il secolo XVIII, commisto di giansenismo e illuminismo, vede l'apice della potenza numerica (siti e persone), accompagnato tuttavia da diffuso affievolimento spirituale. Il fenomeno porterà i cappuccini italiani - in parallelo con i confratelli Conventuali e Minori - a condividere con l'Ordine intero una forte diminuzione: a livello generale, infatti dalle 32.821 unità del 1762 si passa a soltanto 7.628, nel 1889.

Sempre a livello generale, con la ripresa culturale e spirituale del Capitolo generale del 1884, l'Ordine dei Cappuccini giunge alla cifra di oltre 14.000 frati professi nel 1965, attestandosi oggi (31 dicembre 2001) sugli 10.600 circa. Più feconda e misteriosa è la "storia della santità" presso i Cappuccini. Oltre il notevole numero di santi e beati, folta è la schiera di venerabili e servi di Dio, fulgidi imitatori del Cristo nello stile evangelico di Francesco d'Assisi. Davvero importante è la continuità di tale "filone aureo di santità" anche in frati morti da pochi anni. Citiamo, tra altri, p. Damiano Giannotti da Bozzano (+ 1997) e p. Guglielmo Gattiani (+ 1999).

La nostra spiritualità
Lo spirito evangelico vissuto dai Cappuccini, anche se sostanzialmente simile nei secoli, varia a volte notevolmente quando lo si osserva da vicino in alcuni settori specifici. Caso esemplare è la disponibilità dei Frati al ministero delle Confessioni o Pastorale della Riconciliazione. Se nell'ultimo secolo della nostra storia i Cappuccini sono divenuti stimati confessori, non così è stato nei primi due secoli di vita e attività. La fama recente legata al 'frate confessore' ha raggiunto il suo culmine con la canonizzazione di san Leopoldo Mandic (1983) e di san Pio da Pietrelcina (2002), con fedeli servizi in diversi santuari e conventi. Al contrario, i primi due secoli di storia cappuccina rifuggono dall'impegno della "cura d'anime", per ovvii motivi di ritiratezza, austerità, minorità, in un costante riferimento quasi letterale all'esperienza di Francesco e dei suoi primi compagni.
Il modo migliore per comprendere la ricchezza della "scuola cappuccina di spiritualità" è farsi accompagnare per mano da alcune tra le più significative figure di santi, di maestri, di testimoni.

Cosa facciamo
Multiforme è la presenza e l'operatività dei frati cappuccini italiani. Lo scenario della 'missio ad gentes' sottolinea meglio l'alto tasso di creatività che singoli frati o fraternità locali dimostrano di possedere. Anche se molte opere nascono strutturalmente 'deboli' per i motivi sopra descritti, le missioni hanno visto e vedono

- iniziative di alta visibilità spirituale; si ricordi qui la dimensione nazionale raggiunta in Brasile dalla figura di 'frei' Damiano da Bozzano (Lucca),

- iniziative di edilizia religiosa, popolare e di organizzazione socio-economica e culturale (cf. Mozambico).

In Italia l'attività dei cappuccini predilige iniziative e opere sociali di aiuto ai poveri, con forte sensibilità per le nuove multiformi esigenze socioassistenziali che affiorano nelle varie circoscrizioni delle Provincie.

In ottica ecclesiale, poi, i cappuccini dedicano molte energie al sacramento della Riconciliazione, in linea con gli esempi di san Leopoldo Mandic e di san Pio da Pietrelcina. Infine, seppure in modo paradossale, non va dimenticata l'azione 'apostolica' dei frati che pregano e offrono le proprie sofferenze e la propria anzianità per il Regno di Dio.

 

 

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