| Bernandino
d'Asti
(1484-1557)
È uno dei "padri" della
riforma cappuccina. Colui che ha dato alla riforma l'equilibrio,
l'organizzazione e la struttura di santità. Venuto
ai cappuccini dagli Osservanti, aveva già cercato una
forma di vita riformata con altri confratelli, tra i quali
soprattutto Francesco da Jesi, ritirandosi in romitori umbri,
le famose "case di recollezione", riuscendo nel
1532 ad ottenere da Clemente VII la bolla In suprema che sarà
poi l'inizio dei Riformati italiani. Ma l'incertezza, anzi
l'avversione dei superiori nell'Osservanza verso forme di
riforma tendenti alla separazione e all'autonomia, gli diedero
la spinta definitiva per passare verso la fine del 1533 o
l'inizio del 1534 a condividere la "vita disperata"
dei "quattro scalzarelli" cappuccini.
Nato verso il 1484 nel castello di Rinco presso Asti dal nobile
casato Palli e passato a Roma per studiare, qui nel 1499 vestí
l'abito francescano tra gli Osservanti e divenne un figura
eminente già tra gli Osservanti, sia per la scienza
(era un profondo conoscitore di Duns Scoto), sia per la virtú,
essendo un'anima molto dotata di carismi spirituali e innalzata
ad altezze mistiche nella contemplazione. La sua venuta tra
i cappuccini fu davvero provvidenziale. Egli riuscí
con il suo grande equilibrio e discernimento a risolvere il
problema scabroso di Ludovico da Fossombrone, che si era,
per cosí dire, "impadronito" della forma
di vita cappuccina, come se fosse stata una sua creazione,
avendo ottenuto da papa Clemente VII la bolla di fondazione
Religionis zelus il 3 luglio 1928. Infatti eletto vicario
generale nel capitolo del 1535 e confermato l'anno seguente,
animò con il suo discernimento il lavoro capitolare
svolto nel convento di Roma-S. Eufemia, che portò alla
stesura delle prime e fondamentali constituzioni cappuccine,
un vero tesoro di spiritualità che resta il piú
classico fondamento carismatico dell'Ordine.
Visitò le diverse centinaia di frati già distribuiti
in tutta Italia, anche in Calabria, dove evitò che
i cappuccini si unissero agli Osservanti, valorizzando la
grande esperienza spirituale di quei primi cappuccini, che
saranno pionieri nel sud Italia. Infaticabile e radicale nell'osservanza
della regola, mentre visitava i conventi delle Marche cadde
ammalato. Convocò il capitolo a Firenze e si ritirò
nell'eremo di Narni per un anno.
Dopo la drammatica parentesi dell'Ochino, il piú grande
predicatore del tempo (1538-1542) e l'intervento provvidenziale
di Francesco da Jesi (1542-1546) che fece superare all'Ordine
lo choc della defezione di Ochino, nel 1546 Bernardino d'Asti,
che era nel frattempo stato eletto definitore e procuratore
generale e moderatore della provincia romana e guardiano di
Roma, venne rieletto vicario generale, mentre si trovava a
Trento come rappresentante, nel famoso concilio, della nuova
famiglia cappuccina. Nei sei anni che fu alla guida dell'Ordine
(morirà a Roma nel 1557) avvenne una grande espansione
dei cappuccini anche a livello di prestigio e la Chiesa troverà
subito in questi ardenti frati uno strumento di evangelizzazione
a tutta prova.
Bernardino è stato l'emblema della mitezza e della
dolcezza, unite ad una forza spirituale eccezionale. Egli
aprí i cappuccini allo studio, appoggiandosi sugli
argomenti e sulla spiritualità di san Bonaventura.
Aveva ottenuto dal Signore il dono della contemplazione infusa
e mistica e le sue ore di meditazione erano interminabili.
Era diventato maestro di spiritualità. Le sue lettere
circolari superstiti e il suo unico ritrovato scritto spirituale
(ardenti preghiere alla Trinità) lo rivelano maestro
della spiritualità cappuccina di tutti i tempi. Sono
famosi i suoi detti, che i cronisti hanno cercato un po' di
raccogliere. Chi non ricorda questo: "Frate secolaresco,
inimico di san Francesco"? Oppure i suoi discorsi sulla
preghiera? O l'indicazione dell'identità del cappuccino
nella povertà, preghiera e carità? Era diventato
un'autorità, sempre citata quando si presentavano problemi
nella vita interna dell'Ordine: "Il padre Asti diceva
cosí". Era uno specchio di virtú dove per
molto tempo i cappuccini si sono rispecchiati. Eppure di lui
non è stato iniziato nessun processo per la canonizzazione,
nonostante i suoi copiosi carismi e prodigi. Ma la sua vita
resta sempre un prodigio di santità e merita di stare
con i santi.
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