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"SOLE DEL CAMPO"
l beato Floriano nacque a Zdzary, nei pressi
di Nowe Miasto, il 3 gennaio 1912. I suoi genitori erano contadini
e si chiamavano Paolo e Anna Misztal. Ricevette il battesimo
il 4 gennaio 1912, con il nome di Giuseppe. La madre morí
quando egli era ancora piccolo. Il padre si risposò.
Terminata la scuola primaria a Zdzary, avvertí un forte
desiderio di studiare e di diventare cappuccino. Grazie ai
cappuccini di Nowe Miasto ultimò la scuola secondaria
superiore e, successivamente, nel 1927, gli studi nel Collegio
di S. Fedele dei cappuccini di Lomza. Di capacità mediocri,
suppliva alle carenze con la diligenza e la laboriosità.
Un suo compagno di studi, fr. Gaetano Ambrozkiewicz, lo descrive
cosí: "Un'anima santa. Solidale, franco, allegro,
eppure già allora un po' diverso da noi, ragazzi giocherelloni
e con la testa fra le nuvole". Aderí al Terz'Ordine
di S. Francesco quand'era allievo del ginnasio. In seguito
si rivolse all'Ordine dei cappuccini di Nowe Miasto, presso
i quali iniziò il noviziato il 14 agosto del 1931 e,
insieme all'abito religioso, ricevette il nome di Floriano.
Nel noviziato si distinse per il suo zelo, la generosità
e la devozione.
Fece la professione temporanea il 15 agosto 1932. Dopo aver
terminato il corso di filosofia, il 15 agosto 1935 emise la
professione perpetua. Continuò gli studi teologici
a Lublino.
Terminati questi, fu ordinato sacerdote il 24 giugno 1938.
Dopo di che venne inviato alla Facoltà di Teologia
dell'Università Cattolica di Lublino per studiare Sacra
Scrittura. Allo scoppio della guerra, il 1° settembre
1939, si trovava a Lublino In quei giorni e mesi cruciali
non abbandonò il convento al pari di altri, ma continuò
coraggiosamente a confessare i fedeli. Per via delle persecuzioni,
molti ecclesiastici si nascondevano e non c'era chi potesse
seppellire i morti. Floriano se ne incaricò con grande
coraggio e generosità. Non fece altro, in realtà,
che mettere in pratica quella frase programmatica della vita
religiosa che aveva apposto di suo pugno sulla immaginetta
dell'ordinazione sacerdotale: "Siamo pronti a darvi non
solo il Vangelo, ma la nostra stessa vita". Una frase
che esprimeva l'essenza della sua vita.
Non ebbe modo di operare a lungo a Lublino. Il 25 gennaio
1940, insieme a tutti i frati del convento, fu tratto in arresto
dalla Gestapo e imprigionato nel Castello cittadino. L'arresto
fu per lui uno schock, ma non crollò e non perse l'ottimismo
e l'allegria che, in lui, erano innati. Il 18 giugno 1940,
insieme ad altri confratelli, fu tradotto al campo di concentramento
di Sachsenhausen. vicino a Berlino. Anche qui non perse il
suo bonumore, benché la vita dei lager fosse cosí
terribile. Il 14 dicembre 1940 fu trasferito al campo di concentramento
di Dachau, dove gli fu dato il numero di matricola 22.738.
I suoi confratelli prigionieri lo chiamavano "padre spirituale"
del blocco dei condannati e "sole del campo".
Il freddo lo afflisse fino a minare il suo organismo. Era
un uomo di struttura forte e robusta, quindi necessitava di
molto nutrimento. Alla debilitazione per fame si aggiunse
la malattia. Nell'estate del 1942 si ammalò e fu ricoverato
nell'ospedale del campo, la cosiddetta "corsia".
In quel periodo tutti gli inabili al lavoro e gli infermi
venivano destinati, come invalidi, al trasferimento dove c'erano
"condizioni migliori". Lí venne destinato
anche Floriano. Dopo alcune settimane, nonostante le razioni
da fame e la degenza in ospedale, si rimise a sufficienza
e fu dimesso. Ma non fu riportato nel suo blocco. In quanto
convalescente fu trasferito nel blocco per gli invalidi (numero
29, dispari). Cosí ricorda il comportamento di fr.
Floriano il suo compagno di sventura nel lager, fr. Gaetano
Ambrozkiewicz:
"Alcuni amici sacerdoti, riusciti a scampare al blocco
invalidi, narrarono che fr. Floriano Stepniak aveva portato
la luce a quell'infelice baracca. Gli uomini chiusi là
dentro erano destinati a morire.
Morivano di stenti a decine e numerosissimi venivano condotti
via a gruppi non si sa dove. Soltanto in seguito si seppe
che venivano eliminati nelle camere a gas nei dintorni di
Monaco. Chi non ha provato il lager non ha idea di cosa significasse
per quella gente, solo pelle e ossa del blocco degli invalidi,
immersa in un'atmosfera di morte, una mite parola di conforto;
che cosa potesse rappresentare per loro il sorriso di un cappuccino
ridotto allo stremo come loro".
Quando venne la volta della lettera "S" (il cognome
era Stepniak), Floriano fu condotto al reparto degli invalidi,
nonostante si sentisse ormai bene e fosse in grado di tornare
ai lavoro. Fu ucciso con il gas il 12 agosto del 1942. Il
corpo fu con ogni probabilità cremato nei forni. Le
autorità del campo recapitarono ai genitori, a Zdzary,
l'abito, avvertendoli malignamente che il figlio Giuseppe
era morto di angina.
Nella liturgia viene ricordato il 12.
giugno
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