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"LA BENEDIZIONE DI UN MARTIRE"
Nacque il 10 maggio 1888 a Varsavia da Giuliano
Ducki e Marianna Lenardt. Al battesimo, celebrato il 27 maggio
seguente, ricevette il nome di Felice (Feliks). Frequentò
le scuole elementari nella nativa Varsavia.
Quando nel 1918 i cappuccini fecero ritorno al proprio convento,
abbandonato in seguito alla soppressione zarista del 1864,
Felice, "definendosi aspirante di vecchia data all'Ordine",
si uní a loro, prima come aspirante, rendendosi utile
alla riorganizzazione del convento; e poi come postulante,
nel giugno del 1918. Dopo un biennio di prova, il 19 maggio
1920, iniziò a Nowe Miasto, con il nome di Sinforiano,
il noviziato, che concluse il 20 maggio 1921 con la professione
temporanea. Terminato l'anno dí noviziato, si dedicò
al servizio fraterno nei conventi di Varsavia, di Lomza ed
ancora di Varsavia (dal 27 maggio 1924), fino alla professione
solenne, il 22 maggio 1925.
A Varsavia svolse prima la mansione di fratello questuante,
impegnandosi nella raccolta di offerte per la costruzione
del seminario minore di San Fedele e poi fu nominato, per
diversi anni, fratello compagno del ministro provinciale.
Di carattere semplice e amichevole, facilmente conquistava
la simpatia del popolo e nuovi amici all'Ordine. Nonostante
la sua vita molto attiva tra la gente, non perse mai lo spirito
di preghiera e di devozione, distinguendosi per una preghiera
devota e fervorosa. Era stimato dagli abitanti della capitale.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale si adoperò
per non far mancare il necessario né ai suoi frati
né ai bisognosi fino al 27 giugno del 1941, giorno
in cui la Gestapo arrestò tutti i 22 cappuccini del
convento della capitale. In un primo tempo Sinforiano fu internato
nella prigione di Pawiak, e poi, il 3 settembre ad Auschwitz.
Di costituzione robusta, soffrí piú degli altri
la fame e le persecuzioni, sopportando tutto in silenzio.
Le misere razioni fornite dai tedeschi, infatti, non coprivano
nemmeno un quarto del fabbisogno dell'organismo di un uomo
normale. Dopo sette mesi fu condannato a una morte lenta.
Una sera, mentre i tedeschi avevano iniziato a trucidare in
modo bestiale i prigionieri, fracassando loro la testa a manganellate,
Sinforiano li affrontò facendo su di loro il segno
della croce. Il testimone oculare e compagno di prigionia,
Czeslaw Ostankowicz, dichiara che ci fu un attimo di sbigottimento,
seguito dall'ordine di bastonarlo. Fra Sinforiano fu colpito
da una manganellata in testa e stramazzò al suolo,
ai piedi dei tedeschi, fra loro e i prigionieri. Poco dopo
ebbe la forza di risollevarsi e rifece il segno della croce.
Fu allora che lo assassinarono. Era l'11 aprile 1942. La morte
dí Sinforiano mise fine alla tremenda esecuzione che
i tedeschi stavano perpetrando e una quindicina di prigionieri
si salvò grazie al suo intervento. Questi caricarono
con grande venerazione la salma di fr. Sinforiano insieme
alle altre sul carro che le avrebbe portate al forno crematorio.
Con il suo martirio Sinforiano ha dimostrato grande eroismo,
ha professato la fede nella SS. Trinità, e ha salvato
la vita a molti compagni di sventura.
Nella liturgia viene ricordato il 12. giugno
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