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Il servo di Dio nacque ad Agnone nell'Alto
Molise, nell'attuale provincia di Isernia, probabilmente nel
1563. Suo padre si chiamava Giuseppe Lolli. Non si conosce
il nome di sua madre. Sin da piccolo Prospero (è il
suo nome di battesimo) manifesta la sua vivace intelligenza
a scuola e a giocare a fare il celebrante e il predicatore
con le sorelle. Maneggiando per gioco un'arma da fuoco, gli
parte un colpo e uccide involontariamente un suo coetaneo.
Dovette allontanarsi dal paese per sfuggire alla giustizia.
I genitori lo nascosero presso amici in un paese lontano.
Verso i tredici anni andò a Napoli a studiare filosofia
e medicina e vi rimase tre anni frequentando la casa dei padri
gesuiti tra i quali aveva trovato il suo direttore spirituale.
Tuttavia, col consiglio di un suo amico del cuore, che poi
divenne cappuccino col nome di Tommaso da Trivento, scelse
la vita rigida e austera dei cappuccini e bussò al
convento di Napoli della Concezione e fu accettato e mandato
verso il 1579 al noviziato di Sessa Aurunca dove si vestí
dell'abito cappuccino e prese il nome di fra Matteo.
Durante l'anno di noviziato dovette portarsi dopo tanti anni
ad Agnone per la morte dei genitori e attendere agli affari
dei parenti. Poi ritornato al noviziato fece la professione
e fu destinato al luogo di Aversa. Ma le sorelle tanto fecero
che riuscirono a farlo rientrare nella sua provincia di S.
Angelo di Foggia.
Il superiore provinciale, il famoso Silvestro da Rossano,
lo destinò al convento di Serracapriola. Piú
tardi, probabilmente nel 1586, venne inviato allo studio generale
di Bologna per seguire le lezioni di Pietro Trigoso da Calatayud,
famoso teologo bonaventurista. Nel 1592 concluse i suoi studi
e venne ordinato sacerdote e fatto predicatore dal ministro
generale Girolamo da Polizzi Generosa. Venne subito ingaggiato
nella predicazione dei tempi forti di Avvento e Quaresima
a Modena nel 1593, l'anno dopo a Bologna e a Castelnuovo dei
Terzi, nel 1595 a Bozzolo e a Ferrara.
In questo periodo compose un manoscritto di sue prediche che
ancora si conserva e che rappresenta il documento principale
per ricostruire la figura spirituale e culturale del servo
di Dio, tutta concentrata particolarmente sulla passione del
Signore e sulla Vergine Immacolata e Assunta. L'impegno di
predicazione assidua minò la sua salute e nel 1596
dovette sospendere l'attività pastorale. Rientrato
finalmente in provincia, fu scelto come superiore e lettore
di logica nel convento-studentato di Vasto, nella provincia
di Chieti. Nel 1598 fu eletto provinciale per tre anni consecutivi,
trovando modo anche di continuare le sue predicazioni a Manfredonia,
Troia, Serracapriola, Monte Sant'Angelo. Andando a predicare
ad Agnone, si riconciliò pubblicamente con la madre
del compagno d'infanzia da lui involontariamente ucciso, e
fu un esempio di commozione per tutta la gente. La sua predicazione
fu talmente efficace che il popolo prese la decisione di edificare
un convento ai cappuccini, portato a termine entro il 1608.
Nel frattempo Matteo era stato eletto maestro dei novizi,
un compito che svolse anche negli anni successivi. Nel 1601
dovette anche svolgere l'ufficio di visitatore generale della
provincia cappuccina di Bari. Rientrato in provincia nel 1602,
come superiore, definitore e lettore a Serracapriola, a Vasto
ed ad Agnone, continuò la sua predicazione in varie
località. Aveva una grande comunicativa e nel suo insegnamento
a scuola usava il metodo, diremmo oggi, delle dispense.
Nel 1613 era definitore provinciale, guardiano e lettore ad
Agnone e vi restò fino al 1616. Durante questi anni
gli morí l'intimo amico, che allora era superiore provinciale,
p. Tommaso da Trivento, che egli accompagnò nell'agonia
e lo esaltò con un commovente discorso funebre.
Dotato di celesti carismi, particolarmente aveva il dono di
scacciare i demoni, lo spirito di profezia e di discernimento
spirituale, la grazia di una profonda preghiera che spesso
lo rapiva in estasi, una carità delicatissima con i
poveri e ammalati. Intorno a lui fiorí una spiritualità
e devozione popolare. Morí a Serracapriola, facendosi
leggere le Proteste per l'ora della morte, da lui composte
e tenendo fisso lo sguardo sul Crocifisso. Il Processo diocesano
sulla fama di santità è iniziato ufficialmente
il 19 giugno 1996.
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