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Nato a Sansepolcro, centro principale della
Valtiberina toscana, in provincia di Arezzo, nel 1511 da Novello
Sfaldelli e Gentile de' Carlucci, ebbe al battesimo il nome
di Santo che mutò entrando tra i cappuccini. Umile
pastorello, rimase orfano in seguito ad un'epidemia di peste
e attese allora al lavoro dei campi per mantenere sé
e la sorella.
Chiamato da Dio, chiese ed ottenne di essere ammesso nell'Ordine
dei cappuccini da poco sorto e che tra contrarietà
e persecuzioni muoveva allora i primi passi. Vestí
l'abito serafico verso il 1532 e nel convento di Narni emise
la sua professione religiosa come fratello laico.
Umile, poverissimo, assiduo nel lavoro, prestó la sua
opera nella costruzione di vari conventi o "luoghi"
dell'Ordine. Di vita austera, alle penitenze e rigori della
vita cappuccina aggiungeva di sua spontanea volontà
altri digiuni, veglie, flagellazione e ogni sorta di mortificazioni.
Per le sue virtú, per l'amore e il culto della regolare
osservanza che lo distingueva, fu eletto, benché semplice
fratello laico, superiore in vari conventi (alla Romita di
Terni, a Narni, a Porcaria), prudentemente governando con
pace e soddisfazione di tutti. Dotato da Dio di particolari
carismi, della grazia delle guarigioni e delle visioni, devotissimo
di Gesú Bambino ebbe la fortuna di poterlo stringere
vivo molte volte fra le braccia. Dice di lui un contemporaneo:
"Quando sentiva nominare il Bambino, tanto fervore sentiva
nell'anima che non potendo soffrire l'humana fragilità
quella cosí fatta fiamma d'amore, saltava e discorreva
corporalmente che pareva un huomo ebrio". Pieno d'amore
era giunto a tale semplicità e purezza d'animo che,
come egli stesso candidamente confessava, gli pareva d'essere
continuamente fra i cori degli angeli. Santamente, come aveva
vissuto, si spense nel convento di Todi il 25 agosto 1589.
Poco tempo dopo la morte si cominciò a tributargli
culto pubblico: le sue immagini e le sue reliquie furono esposte
alla pubblica venerazione e gli fu dato il titolo di "beato"
e come tale si celebrava in suo onore la Messa con orazione
propria. Pubblicate, però, nel 1625, per mandato di
Urbano VIII, le nuove norme della S. Inquisizione circa il
culto pubblico, e non rientrando il caso nelle eccezioni previste,
si dovette iniziare nel 1628 la causa di beatificazione secondo
le nuove norme, e colui che fino ad allora era stato chiamato
e venerato come "beato" fu chiamato semplicemente
venerabile.
Il 3 marzo 1629 lo stesso papa Urbano VIII firmò l'introduzione
della causa: purtroppo, essa ebbe un iter piuttosto difficile
per l'insorgere di vari ostacoli (non ultimo lo smarrimento
degli Atti di un processo), sicché non è ancora
giunta alla sua felice conclusione. Recentemente (1995) è
stata consegnata copia delle Animadversiones in Congregazione
per riprendere la causa.
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