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Raniero da Sansepolcro

(1511-1589)

Nato a Sansepolcro, centro principale della Valtiberina toscana, in provincia di Arezzo, nel 1511 da Novello Sfaldelli e Gentile de' Carlucci, ebbe al battesimo il nome di Santo che mutò entrando tra i cappuccini. Umile pastorello, rimase orfano in seguito ad un'epidemia di peste e attese allora al lavoro dei campi per mantenere sé e la sorella.

Chiamato da Dio, chiese ed ottenne di essere ammesso nell'Ordine dei cappuccini da poco sorto e che tra contrarietà e persecuzioni muoveva allora i primi passi. Vestí l'abito serafico verso il 1532 e nel convento di Narni emise la sua professione religiosa come fratello laico.

Umile, poverissimo, assiduo nel lavoro, prestó la sua opera nella costruzione di vari conventi o "luoghi" dell'Ordine. Di vita austera, alle penitenze e rigori della vita cappuccina aggiungeva di sua spontanea volontà altri digiuni, veglie, flagellazione e ogni sorta di mortificazioni. Per le sue virtú, per l'amore e il culto della regolare osservanza che lo distingueva, fu eletto, benché semplice fratello laico, superiore in vari conventi (alla Romita di Terni, a Narni, a Porcaria), prudentemente governando con pace e soddisfazione di tutti. Dotato da Dio di particolari carismi, della grazia delle guarigioni e delle visioni, devotissimo di Gesú Bambino ebbe la fortuna di poterlo stringere vivo molte volte fra le braccia. Dice di lui un contemporaneo: "Quando sentiva nominare il Bambino, tanto fervore sentiva nell'anima che non potendo soffrire l'humana fragilità quella cosí fatta fiamma d'amore, saltava e discorreva corporalmente che pareva un huomo ebrio". Pieno d'amore era giunto a tale semplicità e purezza d'animo che, come egli stesso candidamente confessava, gli pareva d'essere continuamente fra i cori degli angeli. Santamente, come aveva vissuto, si spense nel convento di Todi il 25 agosto 1589.

Poco tempo dopo la morte si cominciò a tributargli culto pubblico: le sue immagini e le sue reliquie furono esposte alla pubblica venerazione e gli fu dato il titolo di "beato" e come tale si celebrava in suo onore la Messa con orazione propria. Pubblicate, però, nel 1625, per mandato di Urbano VIII, le nuove norme della S. Inquisizione circa il culto pubblico, e non rientrando il caso nelle eccezioni previste, si dovette iniziare nel 1628 la causa di beatificazione secondo le nuove norme, e colui che fino ad allora era stato chiamato e venerato come "beato" fu chiamato semplicemente venerabile.
Il 3 marzo 1629 lo stesso papa Urbano VIII firmò l'introduzione della causa: purtroppo, essa ebbe un iter piuttosto difficile per l'insorgere di vari ostacoli (non ultimo lo smarrimento degli Atti di un processo), sicché non è ancora giunta alla sua felice conclusione. Recentemente (1995) è stata consegnata copia delle Animadversiones in Congregazione per riprendere la causa.

 

 

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