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“ain karem” salverá centinaia di mamme albanesi
Felice iniziativa di alcuni volontari
pugliesi
IL PROGETTO “AIN KAREM”
SALVERÁ
CENTINAIA DI MAMME ALBANESI
Nenshat è un villaggio di
poche case a una quarantina di chilometri a sud-est di Scutari,
nella Zadrina albanese. Disteso a fianco della superstrada Scutari-Tirana,
apparentemente è uno dei tanti agglomerati perduti nelle
strette pianure della nazione, completamente diverso dai non lontani
borghetti nascosti nelle gole e nelle anse del Drin, il maggior
fiume del Paese, aspri, intatti e indimenticabili. Se non fosse
per l’antico santuario di S. Michele, alto sulla collina e
meta di pellegrinaggi anche durante gli anni del duro regime di
Enver Hoxha, solo gli storici ne conoscerebbero l’esistenza
perché un tempo apparteneva alla famosa diocesi di Sapë,
eretta nel 1062. Alle pendici del santuario si stendeva la città
(Nenshat vuol dire appunto sotto la città), oggi ridotta
a una manciata di abitazioni biancheggianti nella valle.
Ma Nenshat rientrerà presto nella storia, almeno in quella
locale, per merito di alcuni volenterosi operatori sanitari pugliesi
che vi stanno costruendo una maternità, venendo così
incontro a centinaia di donne che fino ad oggi hanno messo al mondo
i figli in situazioni estremamente rischiose.
L’iniziativa è nata quattro anni fa, durante la visita
che un gruppo di volontari ha fatto alla missione che i Cappuccini
baresi hanno aperto proprio a Nenshat nel 1993. Tra i visitatori
c’era un medico che, suo malgrado, dovette assistere a un
parto che lo sconcertò e che gli fece decidere di intervenire
perché scene del genere non accadessero più.
Al ritorno parlò con amici e colleghi, con i quali organizzò
subito una seconda visita nel “Paese delle aquile”,
ma più prolungata della prima e professionalmente impegnata.
Le malattie da curare erano decisamente troppe. Mancando ogni tipo
di struttura, i medici lavorarono sulle mense dei refettori delle
case religiose (che servivano anche da barella) e perfino nelle
chiese, “certi, comunque – ha detto uno di loro –
di celebrare un sacrificio gradito a Dio perché destinato
a sollevare i suoi figli sofferenti”.
Impossibile, però, continuare in un’emergenza che rischiava
di diventare norma: per questo la decisione di costruire una maternità
in gronda alle case di Nenshat, al centro di un cerchio di villaggi,
e facilmente raggiungibile dalla superstrada e dalla ferrovia. “Dovendo
dare un nome al progetto – ha detto il signor Gaetano Del
Re, coordinatore dell’iniziativa – fu scelto quello
di Ain Karem, in ricordo delle due madri che si incontrarono sulle
alture della Giudea e che diedero al mondo il Salvatore e il suo
Precursore. Per questo ci recammo in Terra Santa e chiedemmo al
rettore di quel santuario una pietra che è stata la prima
ad essere calata nelle fondazioni della clinica.
Inizialmente pensammo a una struttura di pochi metri quadrati, ma
poi, visto l’entusiasmo con fu accolto il progetto, si decise
di costruire un edificio a due piani, di oltre 500 mq. I lavori
procedono speditamente e quindi ci auguriamo di terminarli quanto
prima, anche perché conosciamo la trepidazione con cui le
donne del luogo ne aspettano l’apertura. Non possiamo deluderle,
perché, mentre la costruzione è in corso, qualcuna
di loro continua a morire di parto.
La Provvidenza ci sta aiutando visibilmente. Un esempio? Noi abbiamo
trovato l’acqua a sei metri di profondità; altri, compresi
alcuni istituti religiosi femminili che si sono installati nella
zona, hanno scavato fino a 80 metri senza risultati. Non abbiamo
neppure grossi problemi economici, data la generosità della
nostra gente e l’impegno con cui varie associazioni francescane
lavorano per sostenere l’iniziativa. Per l’arredamento
contiamo sulle promesse di alcune ditte produttrici; per l’assistenza
sanitaria sulla disponibilità di un’équipe di
medici del policlinico di Bari e su quella dell’Ordine dei
medici della Provincia, disposto a mandare periodicamente un medico
in formazione.
La clinica si chiamerà “Maternità di Maria ed
Elisabetta”, avrà 28 posti letto e sarà affidata
alle Suore Stimmatine albanesi, due delle quali si stanno specializzando
in ostetricia nell’ospedale di Terlizzi. Esse ne garantiranno
la continuità, la disciplina e la funzionalità”.
I promotori dell’opera hanno deciso di dedicare la preghiera
dell’ora nona del venerdì santo all’Albania in
genere e alla clinica in particolare. “E’ un appuntamento
a cui teniamo molto – aggiunge Gaetano – perché
ci unisce spiritualmente e perché ci dà la certezza
di riuscire”.
Durante una pausa della pioggia che ci ha “rovinato”
la permanenza a Nenshat, siamo andati a vedere la clinica in costruzione.
Era l’ora nona del venerdì dopo Pasqua e, nonostante
il grigiore che l’avvolgeva, ci è parso di vederla
nell’alone di una bella luce di risurrezione.
Egidio Picucci
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