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alla missione le chiese dell’America Latina
APERTE ALLA MISSIONE LE CHIESE
DELL’AMERICA LATINA
Dal 20 al 30 novembre prossimi si
terrà a Città del Guatemala il 7° Congresso Missionario
Latinoamericano (COMLA-7) sul tema “Iglesia in América,
tu Vida es misión”, Chiesa in America, la tua vita
è missione. I precedenti congressi si sono tenuti in Messico
(2), Colombia, Perù, Brasile e Argentina: quest’ultimo
divenne anche CAM-1 (primo Congresso Americano Missionario) per
la partecipazione del Canada e degli Stati Uniti, voluto dalla santa
Sede in continuità con l’esperienza del Sinodo per
l’America (1997) e per la presenza e l’influenza della
chiesa canadese e statunitense nel mondo missionario in personale,
mezzi e metodologie.
Il movimento missionario ad gentes in America Latina risale agli
anni 1950-60; prima di allora gli impegni di apostolato fuori del
continente sono stati sporadici e isolati. L’occasione per
attraversare l’oceano fu data da tre eventi: l’ecclesiologia
sviluppata dal Vaticano II; l’esperienza conciliare di molti
vescovi; la costituzione del CELAM (Consiglio Episcopale Latinoamericano)
nel 1955. La conoscenza di necessità maggiori di quelle di
casa propria fece capire ai vescovi che era arrivato il momento
di passare dal ricevere al dare, da chiesa missionata a chiesa missionaria.
L’aveva intuito fin dal 1955 Pio XII, in occasione della prima
Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano. ”Abbiamo
in cuore - disse il Papa - la gioiosa speranza che l’America
Latina si disponga in breve, con un vigoroso impegno, a compiere
la missione che la Divina Provvidenza sembra aver affidato a questo
immenso continente, fiero della sua fede cattolica, di prendere
parte preferente nel nobilissimo compito di comunicare anche ad
altri popoli i preziosi doni di pace e di salvezza…Arriverà
un giorno in cui l’America Latina restituirà a tutta
la Chiesa di Cristo ciò che ha ricevuto”.
Lo confermarono profeticamente i vescovi durante la terza Conferenza
Generale dell’Episcopato a Puebla nel 1979:”Finalmente
è giunta l’ora per l’America Latina di intensificare
i servizi reciproci tra chiese particolari e di proiettarsi oltre
le sue frontiere, ad gentes. E’ certo che noi stessi abbiamo
ancora bisogno di missionari, ma dobbiamo dare della nostra povertà”.
Puebla entrò subito nel linguaggio ecclesiastico e perfino
nei Documenti pontifici, come nella Redemptoris Missio, dov’è
detto che la scelta preferenziale dei poveri lì fatta e proclamata
“è segno e prova della missione di Gesù”.
Altro contributo alla missionarietà venne alla chiesa Latinoamericana
dall’istituzione del DEMIS - Departimento de Misiones - orientato
alla scoperta della missione nella sua globalità. Inizialmente
la sua maggiore attenzione fu rivolta alle situazioni missionarie
interne, in particolare alla pastorale indigenista e all’evangelizzazione
delle culture; ma dopo Puebla la priorità passò alla
missione universale, pur senza trascurare le aree missionarie interne.
E’ evidente che tutte le conferenze episcopali del continente
seguirono le indicazioni del DEMIS, affermando che le missioni ad
gentes non sono qualcosa di facoltativo per la chiesa locale, ma
parte costitutiva della sua responsabilità e che “la
dimensione missionaria deve illuminare tutta la pastorale della
chiesa particolare”.
Nacque allora in Brasile il programma di aiuto alle “chiese
sorelle”, che in un primo tempo si rivolse solo alle chiese
dell’Amazzonia e poi, per ragioni etniche e linguistiche,
si estese a quelle dell’Angola e del Mozambico. Di pari passo
con le affermazioni di principio, è cresciuto notevolmente
il numero dei missionari per tutti i continenti, passati dalle poche
decine degli anni ‘50/60 ai 6000 circa di oggi. Su 1550 missionari
oggi all’estero, 600 sono brasiliani, dei quali 140 in Angola
e 150 in Mozambico.
Anche le Pontificie Opere Missionarie hanno fatto un salto di qualità:
infatti esse non pensano più soltanto a raccogliere fondi
per le missioni, ma si interessano dell’animazione e della
formazione della coscienza missionaria del popolo di Dio, soprattutto
mediante i Congressi a tutti i livelli (diocesano, nazionale, continentale)
e per tutti i settori (infanzia, giovani, laici missionari, ecc.).
Molto rilievo è dato all’opera degli Istituti missionari,
che il cardinale Oscar A. Rodriguez Maradiaga, vescovo di Tegucigalpa,
definisce “la vanguardia de la conciencia misionera”.
I vescovi brasiliani, dal canto loro, hanno detto che “gli
Istituti sono la memoria missionaria della Chiesa…integrati
nelle chiese particolari come presenza dinamica dello spirito missionario”.
Ancor più significativa è l’analisi che ha fatto
mons. Luciano Mendes de Almeida:”La funzione degli Istituti
missionari è esattamente questa: stimolare il popolo di Dio
perché si faccia egli stesso capace di aiutare in altri luoghi…Un
istituto missionario compirà la sua missione nel momento
in cui arriverà ad avere missionari in Giappone, in Guinea,
in ogni parte del mondo. Un istituto missionario dovrebbe essere
capace di creare un clima di contagio che renda missionario tutto
il popolo, facendo sì che esso si apra al mondo”.
La stessa osservazione è venuta fin dal 1990 dalla Confederazione
Latinoamericana dei Religiosi (CLAR), secondo la quale “il
compito della vita consacrata è riprendere la missione ad
gentes”. Cosa che è stata fatta e si sta facendo con
uno stile tutto proprio, e cioè insistendo su temi preferiti,
come l’appello a superare le frontiere; la proclamazione della
missione come evento pasquale; l’opzione preferenziale dei
poveri; il dare dalla propria povertà; la dimensione della
giustizia e della promozione umana; la devozione mariana; la religiosità
popolare, ecc.
La risposta migliore alla missionarietà del continente resta,
comunque, la nascita degli Istituti missionari locali, che rimonta
al 1927. In quell’anno fu infatti fondato in Colombia l’Istituto
dei Saveriani di Yarumal, da parte di mons. Angel Builes, al quale
si debbono anche due congregazioni missionarie femminili. Colombiana
è anche la congregazione delle Missionarie Laurite, fondata
da Madre Laura Montoya.
In Messico è sorto nel 1949 l’Istituto dei missionari
di Guadalupe per le Missioni Estere, per volontà dell’episcopato
messicano e con l’assistenza dei missionari di Maryknoll.
Sono di origine messicana anche le Missionarie Clarisse del SS.mo
Sacramento, sorte a Cuernavaca nel 1951 ad opera di Madre Teresa
Inés T. Arias, presenti con altre religiose di origine latinoamericana
in vari continenti con sacerdoti, religiosi e laici.
Non mancano neppure centri di studi missionologici con possibilità
di accedere ai gradi accademici, presenti a S. Paulo (Brasile),
a Cochabamba (Bolivia), in Argentina, Colombia, Messico e altri
Paesi.
Immancabili riviste e pubblicazioni per diffondere sia l’ideale
missionario sia i problemi e le iniziative dei missionari, nonostante
enormi difficoltà finanziarie. Solo i Comboniani hanno una
decine di testate periodiche e la prestigiosa editrice Sin fronteras
di Quito, per la quale solo P. Cirillo Tescaroli ha preparato oltre
un centinaio di opuscoli.
Egidio Picucci
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