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della chiesa nell’arcipelago Capoverdiano
La Chiesa in Capo Verde
NEI GIOVANI DELLE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE IL FUTURO DELLA CHIESA
NELL’ARCIPELAGO CAPOVERDIANO
Il Vangelo è arrivato
nelle isole di Capo Verde (4.033 kmq con 416.863 abitanti) nel 1462,
due anni dopo la loro scoperta da parte del portoghese Diogo Gomes
e dell’italiano Antonio de Noli. I primi missionari furono
due francescani della Catalogna, P. Rogerio e P. Jaime, del convento
di S. Bernardino de Atouguia, al cui lavoro si dovette la formazione
di una numerosa comunità, tanto che nel 1532 fu costituita
la diocesi, con sede nell’isola di Santiago.
Nonostante tutto, però, il cattolicesimo non ha mai superato
nell’arcipelago i limiti di una notevole e radaicata religiosità
popolare, soprattutto per l’endemica mancanza di clero e,
per il passato, di una prolungata lontananza dei vescovi, alcuni
dei quali non si stabilirono mai nelle isole. Un buon momento fu
vissuto dopo la metà dell’800 con l’attività
del seminario di S. Nicolau, dal quale, tra il 1866 e il I899, uscirono
oltre 50 sacerdoti e un gran numero di funzionari civili cristianamente
ben formati.
Oggi, benché ci sia una buona presenza di religiosi stranieri,
Cappuccini, Salesiani, Orionini e Spiritani, si è tornati
ai tempi passati, al punto che Boa Vista, l’isola turisticamente
più affollata (da qualche anno Capo Verde è entrato
nel giro del turismo internazionale) è sprovvista di sacerdoti.
L’assistenza ai 4.000 cattolici è affidata a 6/7 suore
di due istituti diversi e alle visite saltuarie del parroco di Espargos,
capoluogo dell’isola del Sal.
E’ vero che la diocesi può contare su una quindicina
di seminaristi maggiori in formazione in Portogallo e in Italia,
e su 310 suore, in gran parte locali; ma per ora la situazione è
preoccupante, anche perché non c’è nessun diacono
permanente e perché sono vacanti o poco incisivi alcuni segretariati
vitali, con la conseguenza che, mancando direttive sicure, le comunità,
sottoposte alle scelte dei singoli sacerdoti non hanno quella vitalità
e quell’incisività che potrebbero avere.
Per questo vescovo e sacerdoti puntano molto sulla catechesi, per
la quale, tuttavia, mancano sussidi adatti alla portata culturale
dell’ambiente. Testi e audiovisivi vengono, infatti, dal Portogallo
o dal Brasile, culturalmente lontanissimi da Capo Verde. “In
un testo stampato in Portogallo e usato in varie parrocchie delle
isole - mi ha detto un religioso che a suo tempo è stato
direttore dell’ufficio catechistico - si parla molto di consumismo.
Capisco che in Europa l’argomento è di grande attualità;
ma per la gente di qui, che spesso non ha né acqua né
energia elettrica, mi pare fuori posto”.
Ai catechisti viene perciò chiesto un impegno didattico per
il quale molti non sono preparati. Le conseguenze si ripercuotono
sui giovani, in gran parte indifferenti alla religione, e sulla
famiglia, che generalmente non si cura né del matrimonio
civile né di quello religioso. Nel 2000 in diocesi si sono
avuti 7.881 battesimi, 2220 cresime, 6.436 prime comunioni e solo
249 matrimoni.
Molti cattolici sono passati o passano alle sette, presenti in tutte
le isole. Alcune (Avventisti, Nazareni) vi sono sbarcate da oltre
un secolo; altre vi si sono impiantate nei momenti di maggiore scarsità
di clero, corrispondenti, più o meno, agli anni vicini all’indipendenza.
“Pare - mi dice il solito religioso - che in quel periodo
ci fosse la tendenza a indebolire la chiesa cattolica. Le sette
più “moderne” - Testimoni di Geova, Mormoni,
ecc. - sono entrate più tardi e generalmente con il rimpatrio
temporaneo o definitivo degli emigranti.
La gente corre, attratta da una vistosa propaganda che garantisce
benessere e guarigione da varie malattie, a giorni fissi!
Verrebbe da scoraggiarsi, se non ci fossero due aspetti estremamente
positivi che ci “costringono” a rimanere e a continuare
un lavoro che sembra diventare sempre più difficile. Il primo
riguarda la gente: buona; accogliente; amante della preghiera, vuol
bene e apprezza il sacerdote, tanto che dopo Dio viene nho Padre
(signor Padre) che dà una mano a chi deve sostituire la casa
fatta di bidoni spianati con blocchetti di cemento; che ha installato
un’emittente radiofonica - Radio Nova - che porta la liturgia
domenicale anche dove non c’è il sacerdote e permette
di mettersi in contatto con i parenti sparsi nelle isole o emigrati
in Europa; che difende la legalità con un mensile coraggioso
- Terra Nova - ; che condivide con i poveri la scarsità del
cibo e la difficoltà dei viaggi (il collegamento con l’isola
di Brava è raro e discontinuo); che assiste e cura i lebbrosi;
che sta aprendo a Saantiago una scuola alberghiera per i giovani;
che, grazie all’intraprendenza di P. Ottavio Fasano, Segretario
delle missioni dei Cappuccini piemontesi, aprirà in autunno
nell’isola di Fogo un centro medico in cui specialisti italiani
si avvicenderanno periodicamente per intervenire su malati che oggi
non sanno a chi rivolgersi per un’analisi di laboratorio,
una mammografia, un parto difficile.
Il secondo aspetto positivo si riferisce ai bambini che affollano
i nostri Jardims (asili) e che costituiscono la speranza di un domani
diverso.
Provengono infatti dai jardims gli scouts, presenti in quasi tute
le parrocchie; gli iscritti alla JUFRA (Gioventù Francescana),
dalla quale stanno venendo buone vocazioni; le aderenti alla Legione
di Maria e ad altre associazioni cattoliche che stanno fermentando
decisamente la massa. Io sono qui da trent’anni e sto notando
segni di una primavera religiosa che qualche anno fa sembrava impossibile”.
Il religioso ha ragione. I ragazzi che vengono dai jardims; dalla
scuola professionale dei Salesiani di Mindelo (isola di S. Vicente)
o dal liceo parrocchiale P. Eduardo Moniz di Santiago, sono diversi.
L’ho scoperto a Espargos mentre un giovane taxista mi accompagnava
all’aeroporto. Avendogli chiesto come mai avesse o terço
(il rosario) appeso allo specchietto retrovisivo all’interno
dell’automobile, mi ha risposto:”Nho Padre, io vengo
dalla scuola dei Salesiani di Mindelo e non ho dimenticato quello
che mi è stato insegnato. Il lavoro non è tutto; anzi,
è niente se non è fatto per piacere a qualcuno che
è sopra di noi.
E per me questo qualcuno è Nossa Senhora , la Madonna : o
terço è lì per ricordarlo a me stesso e per
dirlo a chi mi chiede il perché di quella sua collocazione”.
Egidio Picucci
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