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42.ma Assemblea Generale della Conferenza Italiana Superiori Maggiori

LA TESTIMONIANZA DEI CONSACRATI
VIA PREFERENZIALE PER EVANGELIZZARE UN MONDO CHE CAMBIA

La 42.ma Assemblea Generale che la Conferenza Superiori Maggiori (CISM) ha tenuto a Palermo dal 5 al 10 novembre, ha approfondito le “nuove relazioni” della vita consacrata con il mondo contemporaneo alla luce di alcuni recenti documenti del magistero, come la Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte”, il documento programmatico della CEI per l’azione pastorale della Chiesa italiana nel primo decennio del nuovo secolo, “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” e l’Istruzione promulgata dalla Congregazione per la Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica “Ripartire da Cristo. Un rinnovato impegno della Vita Consacrata nel Terzo Millennio”.
I 160 partecipanti, che rappresentavano 62 Istituti Religiosi fra i 130 che fanno parte della CISM, hanno così avuto una traccia su cui impostare i lavori, guidati da esperti che hanno parlato del “Linguaggio e della comunicabilità dello spirituale oggi” (don Carlo Molari) e della “Spiritualità cristiana e spiritualità proprie: domande di senso nel nostro tempo?” (mons. Pierangelo Sequeri); temi confluiti poi nella tavola rotonda guidata dal Prof. Andrea Grillo.

Il tema dell’Assemblea “Vivere secondo lo Spirito: nuovi percorsi e linguaggi per comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” ha offerto l’occasione al Presidente della Conferenza, don Mario Aldegani, di far notare che la vita consacrata ha bisogno di un rilancio spirituale per far fronte al nuovo contesto socio-culturale e alla crescente secolarizzazione. “Per affrontare l’attuale passaggio critico – ha egli detto - non bastano più le innovazioni organizzative, ma è necessario riscoprire, vivere, testimoniare e comunicare la forza che fa nascere, alimenta e rinnova la vita consacrata, come ogni forma di vita cristiana, e cioè lo spirito, come dice anche la “Novo Millennio Ineunte, che vede la riscoperta della vita secondo lo Spirito nella contemplazione del volto di Cristo”.
Far questo significa pensare “secondo Dio”, perché ciò che inquina il cuore dell’uomo è la ricerca di se stessi, della propria gloria. L’uomo che contempla il volto di Dio, invece, è come uno che volge le spalle a se stesso: è costretto a dimenticarsi e a perdersi di vista. Chi contempla non si contempla.
Per essere più certi della riuscita, occorre che i consacrati eliminino tracce di spiritualità che non comunicano più nulla; “che fondano una morale del dovere piuttosto che della gioia e della libertà; che sono legati all’uniformità, alla dipendenza, e che premiano il conformismo e l’adattamento”.

Radice feconda della nuova spiritualità, che deve necessariamente partire da Cristo, è l’ecclesiologia di comunione, indispensabile per rispondere alla forte domanda di senso, di relazione e di ascolto che caratterizza il mondo di oggi; alla ricerca dell’incontro con Dio, che il mondo rimuove o risolve in forme equivoche (esoteriche, consumistiche, ecc.).
Alla moderna spiritualità non deve mancare, inoltre, una soda preparazione culturale, pena l’impossibilità di cogliere i codici di comunicazione interpersonale in atto nella società. Su questo principio non si ammettono deroghe, a cui talora si è purtroppo tentati di indulgere pur di accogliere nuovi candidati. Nessuno pretende di avere candidati-geni, ma non si può aprire le porte a chi non è in grado di dialogare con la parola e con la vita con il mondo di oggi; di comprenderne e intercettarne le domande di senso e capaci di avere qualcosa da dire su questioni che interessano tutti, come l’esistenza, la preghiera, il senso della vita, la fede, ecc.
Lavoro non facile, ma ovviamente possibile, soprattutto se il consacrato - come ha fatto notare don Molari - farà in modo che “il suo non essere, che lo accomuna alla totalità degli uomini, sarà riempito dall’essere di Dio”.

Alla cultura ha fatto riferimento anche il Segretario Generale della CISM, P. Fidenzio Volpi, parlando dello spazio che ha la spiritualità propria degli Istituti nella spiritualità personale. “Se la sua visibilità è scarsa – si è egli chiesto - che senso ha proporre ad altri quello che convince poco noi? Eppure le spiritualità proprie hanno una connaturale relazione con la cultura, per cui bisogna recuperare questo suo ruolo fondamentale, perché il servizio alla verità, attraverso il patrimonio storico delle spiritualità proprie, è una possibile occasione di futuro delle medesime. Diversamente si diventerebbe custodi di un prodotto di serra ad uso privato”.
Mons. Sequeri ha fatto notare “l’importanza di associare al concetto di vocazione quello di autorizzazione del Signore. L’onore del consacrato - ha egli detto testualmente - viene dal credito che il Signore gli accorda, non dalla presunzione della corrispondenza che egli può offrirgli. E’ Lui che porta il consacrato oltre ogni limite umano, facendogli trovare tesori nascosti pur nello spirito della povertà e spazi di libertà nell’ubbidienza evangelica. L’autorizzazione del Signore produce gioia e pace, facendo lievitare nella direzione dell’umiltà della fede la letizia della chiamata”.

Portando il saluto dell’Unione Superiore Maggiori Italiane (USMI), la Presidente suor Teresa Simionato ha sostenuto che la vita religiosa, destinata ad acquistare una fisionomia sempre più plurietnica, a confrontarsi con un invecchiamento crescente e la diminuzione del personale (44 Istituti hanno meno di 20 membri; 79 meno di 50; 90 meno di 100), impone una maggiore comunicazione e solidarietà fra tutti gli Istituti, maschili e femminili. “Credo – ha detto la Presidente – che la vita religiosa femminile debba maturare un rapporto più adulto e paritario con il mondo religioso maschile per attivare una collaborazione sempre più libera da forme di dipendenza o di arrivismo immature, una collaborazione in cui sono chiari e distinti i momenti del ministero da quelli organizzativi per cercare di offrire il proprium con libertà e competenza”.
La tavola rotonda, vivace e ricca di suggerimenti, ha offerto al dott. Grillo l’occasione di affermare che “solo rispettando l’altro si può instaurare il dialogo e rendere possibile l’annuncio, tanto più credibile quanto più radicato nell’Eucaristia, sacramento che consente di unire il ritmo monastico con quello domestico”.

L’Assemblea si è conclusa nella cattedrale di Palermo con una solenne concelebrazione presieduta dal card. Salvatore De Giorgi, il quale ha incoraggiato i consacrati a essere testimoni autentici e coraggiosi del Vangelo, rispondendo al desiderio sfrenato della ricchezza con la povertà; allo spirito di insubordinazione con l’ubbidienza e al permissivismo sensuale con la castità. “Il segreto della nuova evangelizzazione – ha detto – parte dalla testimonianza.”
Durante la concelebrazione P. Fidenzio Volpi, che insieme a tutta la segreteria ha organizzato in modo impeccabile l’Assemblea, ha fatto conoscere i percorsi indicati dai Superiori Maggiori per un annuncio autentico e attuale del Vangelo a un mondo in evoluzione. Essi sono stati individuati in un più vasto
spazio da dare all’ascolto della Parola di Dio con la condivisione della Lectio Divina e nella riscoperta dell’Eucaristia, fonte sorgiva di identità e della missione delle fraternità religiose.

Da questa riscoperta consapevole e vissuta scaturirà la gioia di evangelizzare il popolo di Dio, e soprattutto coloro che vivono le nuove povertà e quanti sono in ricerca, anche inconsapevole, di Cristo, verità e libertà. Il lavoro sarà più facile se fatto in comunione con tutti gli Istituti, i movimenti ecclesiali e le nuove forme di vita consacrata, segno della comunione ecclesiale e scambio di doni nelle reciprocità e complementarietà delle vocazioni.
“Non va dimenticato - ha aggiunto il Segretario - un rinnovato impegno culturale che consenta di dialogare con il mondo contemporaneo, di conoscerne e comprenderne i linguaggi, di intercettarne le domande di verità e di senso”.

Nel complesso l’Assemblea ha ribadito energicamente che la ricerca e l’attenzione ai nuovi percorsi e linguaggi sono implicate nella sequela Christi e che la via maestra della comunicazione è segnata dalla capacità di testimonianza dei consacrati. E’ stato inoltre confermato il concetto che, “vivendo secondo lo Spirito, la libertà non subisce la Verità come dovere esteriore, ma la riconosce come dono per sé e per tutti”, implicando anche la possibilità di “portare i frutti dello Spirito”, ossia di riscoprire quella vita nello Spirito che fa della comunità ecclesiale un vero soggetto di comunicazione evangelica, cogliendo le sollecitazioni e le problematiche provenienti dal nostro tempo come autentico kairos per la riscoperta della perenne attualità del Vangelo.

Egidio Picucci

 

 

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