Frati CappucciniTAU
Chi SiamoPersonaggiPubblicazioniVocazioniAttualitàLinks

Sei qui: Home > Pubblicazioni > Archivio articoli > Benigni

BENIGNI

Caro Roberto,

non sono un grande amante della televisione, e quindi non ho visto il tuo “L’ultimo del Paradiso”, andato in onda il 23 dicembre scorso. Ma ne ho sentito parlare così a lungo e così bene, che ho approfittato di una registrazione fatta da amici, per vedermelo con calma nella sala Pio IX, annessa al convento in cui vivo.
Bravo! Prima di tutto perché hai sfatato un luogo comune, e cioè che certi programmi “si fanno perché bisogna dare alla gente quello che chiede.” Penso che a te nessuno abbia chiesto di recitare la preghiera di Dante alla Vergine, probabilmente sconosciuta alla maggior parte degli ascoltatori. Quando la declamasti nel 2001 (almeno così mi pare) sentii dire da alcuni professori sessantottini che si trattava di versi di Dario Fo!
Bravo anche perché hai fatto dimenticare a molti per un momento (pardon, per due ore) il disagio quotidiano di una TV che da “specchio della realtà” è passata alla realtà costruita in laboratorio e pagata con i soldi di un pubblico che meriterebbe qualcosa di meglio delle telenovelas, delle soap operas e del talk show.

Tu conosci meglio di me la partita che si gioca tra video e spettatore: questi, che spesso vive solo; che ha gravi problemi di salute; che magari ha perso tutto giocando in borsa (o al bingo, perché avviene anche questo); che è in crisi di rapporti con i familiari; che è stato strozzato dagli usurai o che è stato colpito da uno dei tanti mali che si accaniscono contro i poveri mortali, si rivolge alla “cara amica”, che gli risponde avvolgendolo in un alone di emozioni, capaci di farlo uscire dal grigiore quotidiano, presentandogli un mondo ovattato e fantastico, in cui si illude di trovare quello che la vita non gli ha dato e non gli darà mai.
Tu, invece, ti sei rivolto alla Poesia (proto, P maiuscola, per favore!), dicendo che “ogni volta che c’è una poesia, il giorno dopo il mondo è più bello… Forse se i poeti si occupassero più di politica e i politici di poesia, il mondo sarebbe migliore”.

E’ vero; ma era più vero se, insieme ai politici, facevi anche il nome di registi o di conduttori televisivi, come…Non voglio nominarli, Roberto; non voglio dar loro l’onore di essere ricordati in una rivista che parla di Francesco, di missionari e di bambini poveri dell’Etiopia, argomenti che loro (i politici, i conduttori e i registi) affrontano solo se l’audience dei loro programmi, vaporosi di veline così svestite che più svestite non si può, è in ribasso e vogliono superare quella degli altri, non con le solite scene di vita pianificate a tavolino, “recitate” da attori che “sanno” piangere, ma con quelle in cui gli attori piangono realmente e costituiscono i quattro quinti dell’umanità. Hai mai sentito dire che…(sai perché non faccio nomi) abbia fatto un giorno di volontariato in Africa con i missionari o in India con le suore di Madre Teresa?

Perché, tu sai meglio di me anche questo, Roberto: il vero motivo di tante trasmissioni sta proprio lì: pescare più pesci possibile! Rete uno (una volta si diceva canale, ma allora la pesca non importava molto) deve fare più pubblico di rete 2; rete 2 più di rete 3; la TV di Stato più di Mediaset; Striscia più di Beautiful; Il grande fratello più di… Carmen la sorella.
E alla “pesca”, divinità moderna ed esigente, si sacrifica tutto: verità, morale, decenza, convenienza, privacy, dignità, verecondia, castigatezza, pudicizia, riservatezza, discrezione (che brutte parole, televisivamente parlando). Tu, che a queste parole ci credi (e ne hai tenuto conto, anche se qualche irriverenza ti è sfuggita), hai fatto tredici milioni di spettatori, ottenendo il 45/48 per cento di share.
Hai presentato Dante vestito, facendo più share di *** in mutande; hai recitato una preghiera, strappando più applausi dei concorrenti di “La sai l’ultima?”; hai parlato della bellezza della Madonna, entusiasmando più della *** che mostra morbosamente la giarrettiera rossa; hai parlato dell’incredibile capacità di Dio di vedere tutta la vita del mondo; dell’impossibilità dell’uomo a coglierne la grandezza; del mistero dello Spirito Santo; dell’armonia dell’essere, arricchendo gli animi più di quanto *** arricchisce chi risponde alle insulsaggini dei telequiz importati da oltreoceano e presentati con uno stile a unghia, la quale, secondo i maligni, è più facile averla luccicante che pulita.

Allora non è vero che le reti propongono quello che la gente “chiede”.
Tu sai che l’Italia è il Paese col maggior numero di anziani al mondo (e non solo perché non nascono più bambini, ma anche perché se ne uccidono tanti prima che nascano). Se è così, che cosa può dire a un ottantenne la storia degli amanti di ***, o la vicenda di *** pagata fior fior di milioni per raccontare le sue avventure con un “potente di questo mondo?” Stando a quello che è avvenuto quel 23 dicembre scorso, sembra che ai telespettatori interessino di più le parole del dell’Onnipotente, quello che il Papa ricorda quando gli lasciano un po’ di spazio sul piccolo schermo. Le parole che si ascoltano in quei momenti sono più belle di quelle che Dante ti ha prestato per preparare gli italiani a un Natale diverso: piacciono, confortano, sollevano, rinvigoriscono, rasserenano, incoraggiano (che belle parole, non televisivivamente parlando!). Per fortuna gli italiani continuano a credere in Dio, nonostante tutte le stupidaggini che gli hanno detto per fargli credere che non esiste.
E infine bravo anche perché hai recitato tutto a memoria (non mi dire che hai usato il gobbo!), cosa che i ragazzi di oggi non sanno fare, perché la scuola moderna ha eliminato il nozionismo (e così attribuiscono a Fo le terzine di Dante!) come roba d’altri tempi.

Tu, che ami il nozionismo, hai raccolto applausi che hanno soffocato il rumore della cascata delle Marmore, vicino a Papigno, dove sei andato in onda, creando “un momento di grande televisione”, come hanno detto gli esperti. Gli stessi che hanno definito “una noia infinita” il programma di Capodanno, mandato in onda dalla stessa rete, fiduciosa di ripetere la pesca fatta da te.
Perché non spieghi ai dirigenti della TV, che tu conosci e sui quali puoi influire, che la pesca miracolosa si fa solo con le parole del Vangelo?
O con quelle di Dante, che ne sono un’eco fedele?

PS/ Sia ben chiaro che i particolari delle trasmissioni citate non li ho visti in televisione, ma li ho raccolti dai giornali. E dalla radio.

Egidio Picucci

 

 

Copyright© 2007 Frati Cappuccini Italiani e-mail: info@fraticappuccini.it
Hosted by
Comunicare