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La Chiesa negli Emirati Arabi

CATTOLICI DI OLTRE CENTO NAZIONALITA’
NEL VICARIATO APOSTOLICO D’ARABIA

Forse in nessuna zona al mondo la Chiesa assiste cattolici di origini così diverse come nel Vicariato Apostolico d’Arabia che comprende i sette Emirati Arabi Uniti, il Qatar; Bahrein; lo Yemen; l’Oman e l’Arabia Saudita. “Una delle gioie più belle della mia esperienza missionaria - ha scritto in questi giorni un sacerdote cappuccino che lavora nel Vicariato da 42 anni - è quella che provo quando, durante la liturgia, parlo ai miei fedeli. Sento di aver davanti il mondo intero! Ho potuto infatti contare fino a 90 diverse nazionalità presenti nella cattedrale di Abu Dhabi!
Dopo la celebrazione ci incontriamo, scambiamo qualche parola, ci sorridiamo, ci salutiamo e ci comunichiamo la gioia di sentirci e di essere membri di una stessa immensa famiglia: la chiesa cattolica. Comunichiamo in inglese, parlato più o meno da tutti. E’ bellissimo, tuttavia, quando possiamo esprimerci e intenderci nella lingua di ciascuno. Ma non è facile: per poterlo fare il sacerdote dovrebbe parlare una dozzina di lingue, comprese alcune difficilissime, come il coreano, l’hurdù, il pilipino (tagalog), ecc.

Questa straordinaria realtà mi ha fatto sempre sentire piccolo e inadeguato per il compito evangelico che mi è stato affidato in un mondo che non è più quello che immaginavo da bambino.
Allora sognavo deserti ondulati di sabbie e percorsi da cammelli, instancabili e nobili nella loro selvaggia bellezza. Non esistono più né gli uni né gli altri. Per lo meno non più come un tempo, perché la sabbia scompare gradatamente, ricoperta dal cemento, dalle piantagioni o dai prati, e i cammelli si vedono quasi soltanto nei parchi. Anche i beduini sono pochi e non più nomadi. Il petrolio, qui, ha cambiato la creazione”.
I cambiamenti riguardano anche il mondo religioso. Roccaforte dell’islam per la predicazione del suo stesso fondatore, dopo il ritrovamento del petrolio il Golfo si è popolato di cattolici, per la cui assistenza il Vicario Apostolico Mons. Bernardo Gremoli, che il 22 febbraio scorso ha ricordato il 50.mo di sacerdozio e il 25.mo di episcopato, in venticinque anni ha costruito ex novo dieci chiese con una capacità di accoglienza dalle 700 alle duemila persone.
Arrivato nel Golfo proprio durante il boom del petrolio, quando decine di migliaia di cattolici arrivavano da tutto il mondo per lavorare nelle compagnie petrolifere o nella costruzione di moderne città in gronda al deserto, Mons. Gremoli non aveva a disposizione che 12 sacerdoti e tre:quattro chiese. I sacerdoti volavano (letteralmente, perché viaggiavano solo in aereo) da una nazione all’altra in una corsa affannosa e stressante che non poteva continuare. Occorrevano rinforzi.

Non trovando sacerdoti nella sua Provincia cappuccina di Firenze ( a cui il Vicariato è stato affidato nel 1916) né in altre circoscrizioni dell’Ordine, “mi rivolsi - ha detto il vescovo - agli emigrati, e trovai fra loro alcuni giovani desiderosi di diventar sacerdoti. Li inviai all’estero per un’adeguata formazione e quindi li ordinai sacerdoti, incardinandoli nel Vicariato. Erano quattro indiani, un americano, un filippino e un irlandese. Era molto, ma non era sufficiente, per cui mi rivolsi ai salesiani e ai cappuccini indiani, che oggi sono la maggioranza tra i 38 presenti nel Vicariato;
Fu poi il turno delle chiese e delle strutture parrocchiali ad Abu Dhabi, a Dubai, a Sharjah, a Fujairah, e soprattutto nell’Oman, dove non c’era nessun luogo di culto. Grazie alla benevolenza e alla sensibilità del sultano Qabus ibn Said il Vicario Apostolico ha aperto quattro chiese e una trentina di “stazioni”, visitate mensilmente da uno dei sacerdoti che assistono oltre 60 mila cattolici ai quali è concesso soddisfare il precetto festivo in tre giorni diversi: venerdì, sabato e domenica.

Nello Yemen c’era un solo sacerdote, residente in Aden; oggi vi sono quattro parrocchie, dislocate nelle maggiori città del Paese, e cioè Sana’a, Taiz, Aden e Hodeida. Con i sacerdoti collaborano 24 Missionarie della Carità (Suore di Madre Teresa), impegnate nell’assistenza ai bambini handicappati e agli anziani soli, più cinque suore di Nostra Signora d’Africa - suore Bianche - preziose per l’assistenza sanitaria che in molti villaggi è completamente nelle loro mani.
Un’attenzione particolare il Vicariato la riserva alla catechesi e alle scuole. La prima è frequentata da 13.650 ragazzi delle varie parrocchie, a cui si fa lezione in arabo, inglese e francese; alle altre partecipano 14.800 alunni, che per il 35% vengono dall’ambito cattolico e per il 60% da quello musulmano. La scuola col maggior numero di alunni è la St. Mary School di Dubai, affidata alle suore Comboniane: 2.430 alunni portati dalla materna alle soglie dell’università.
Segue la Sacred Heart School di Bahrein, anch’essa diretta dalle Comboniane, con 1.568 alunni, sei dei quali nel 1999 hanno fatto parte dei 500 giovani che il governo dell’isola ha inviato a Londra per il master in alcune discipline particolari. Molto frequentate anche le scuole arabe di Dubai e di Sharjah, dirette dalle suore caldee Figlie di Maria Immacolata di Baghdad e dalle Suore del Rosario, nonché quelle di Abu Dhabi, affidate alle suore Carmelitane di S. Teresa.

Le attività pastorali sono fiorenti in tutte le 20 parrocchie del Vicariato con gruppi che non mancano neppure in Arabia Saudita, dove ce ne sono addirittura 200 che si riuniscono settimanalmente per la liturgia della Parola e la preghiera. Non essendo possibile la presenza di un sacerdote, nonostante i cattolici superino abbondantemente il mezzo milione, essi sono affidati a ministri laici - lay-ministers - che assicurano anche la catechesi ai ragazzi. Uomini e donne meravigliosi in cui sopravvive lo spirito dei primi diaconi della chiesa.
“E’ commovente - ha detto Mons. Gremoli - constatare come lo Spirito Santo operi in modo meraviglioso in queste difficili situazioni che, per molti aspetti, ricordano i tempi delle catacombe”.

Egidio Picucci

 

 

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