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di Guam una percentuale di cattolici superiore a quella delle Filippine
Da un secolo i Frati Minori Cappuccini
presenti a Guam
NELL’ISOLA DI GUAM UNA PERCENTUALE
DI CATTOLICI SUPERIORE A QUELLA DELLE FILIPPINE
Di origine vulcanica come tante altre
isole sparse nel Pacifico, Guam (541 kmq con 167 mila abitanti)
è la più meridionale e la più popolosa dell’arcipelago
delle Marianne, scoperto da Ferdinando Magellano nel 1521 durante
la prima circumnavigazione del mondo. Egli lo chiamò “isole
dei ladri”, perché facile rifugio dei corsari; ma in
seguito, in onore della regina Maria Anna d’Asburgo reggente
del trono spagnolo, fu chiamato col nome attuale, famoso se non
altro perché è bordato dalla più profonda fossa
della terra: la Fossa delle Marianne, appunto (Abisso Vitjaz, di
11.022 m.).
Benché situato a est delle Filippine e a sud del Giappone,
l’arcipelago fa parte della Micronesia, con la quale condivide
la storia, il clima e la piccola costellazione etnica. Vi si trovano
infatti i chamorro (discendenti dei colonizzatori spagnoli, filippini
e messicani), gli americani, i giapponesi, gli inglesi, i filippini
e i cinesi, che vi si stabilirono nel sec. XVIII.
Con il Trattato di Parigi del 1898, Guam passò dalla Spagna,
che l’aveva tenuta per due secoli (1696-1898), agli Stati
Uniti come bottino di guerra, insieme alle Filippine. Per anni servì
da scalo ai galeoni sulla rotta tra le Filippine e Acapulco (Messico),
da dove essi proseguivano verso la madrepatria. Nel 1941 fu invasa
dai giapponesi con una campagna ricordata in parte dal famoso film
“Il prigioniero di Guam”.
In quel tempo a Guam c’erano il Vicario Apostolico e il suo
segretario; 11 cappuccini nordamericani; un terziario americano
e due sacerdoti indigeni. Mancavano le suore, escluse deliberatamente
dal governo americano. L’occupazione avvenne l’8 dicembre,
giorno scelto di proposito perché, essendo festa, i soldati
non avrebbero trovato resistenza, dato che tutti sarebbero stati
in chiesa. Infatti il vescovo, mons. Francisco Javier de Arenys,
stava celebrando Messa nella cattedrale affollata. Non appena udì
il rombo degli aerei e seppe che c’era stato lo sbarco, fece
uscire tutti. L’isola era già stata invasa e si erano
avute le prime vittime: due bambini, uccisi presso il cimitero.
Il vescovo fu rinchiuso nella cattedrale insieme a 600 americani.
Qualche mese dopo furono esiliati tutti i missionari, eccetto i
due sacerdoti locali. In un primo tempo essi furono portati a Shikoku,
poi a Kobe, dove furono trattenuti solo i sacerdoti americani, mentre
il vescovo e il segretario furono fatti proseguire per Tokyo, ospiti
dei Padri Gesuiti e del Delegato Apostolico mons. Marella.
L’ambasciata spagnola organizzò il rimpatrio dei due
compatrioti, ma il vescovo non accettò, perché aveva
fiducia di tornare a Guam. Infatti, dopo un soggiorno in India e
in Australia, sbarcò nell’isola, dove trovò
mucchi di macerie perché i giapponesi, temendo l’arrivo
degli americani, non solo avevano distrutto tutto quello che si
riferiva alle missioni, ma avevano fatto di peggio. Infatti avevano
decapitato P. Dueñas (uno dei due sacerdoti indigeni) e avevano
fucilato tutti i giovani di Agat e Merizo. Avrebbero ucciso l’intera
popolazione se l’esercito americano non fosse arrivato prima
del previsto.
Dal 1944 Guam divenne e rimane una grande base militare che copre
un terzo dell’isola: le altre parti sono disabitate perché
montuose, tanto che solo l’11% è coltivabile. Durante
la guerra del Vietnam l’isola fu la base principale delle
forze armate statunitensi e durante la seconda guerra mondiale partirono
dai suoi aeroporti gli aerei che sganciarono le atomiche su Hiroshima
e Nagasaki.
Segno della presenza americana nell’isola è la lingua:
l’inglese è infatti la lingua ufficiale, mentre quella
corrente è il chamorro. Religiosamente Guam è interamente
cattolica, grazie all’attività dei sacerdoti che accompagnavano
l’equipaggio di Magellano (la prima Messa fu celebrata nell’isola
l’anno della scoperta), ma soprattutto a quella dei Gesuiti,
che composero una grammatica e prepararono un catechismo. Uno di
loro, P. Diego Luis de Sanvitores, cambiò nome all’arcipelago.
Gli inizi, tuttavia, non furono facili. Aiutato da altri confratelli,
P. Diego condivise con loro ostilità e persecuzioni perché
si opponevano a usi che urtavano con la morale. C’era chi
voleva che i missionari chiudessero un occhio su comportamenti che
si ritenevano giustificati dall’uso: ovviamente i missionari
non potevano farlo e allora fu la gente a chiudere i loro per forza,
uccidendoli. La stessa sorte toccò ad altri dieci loro successori
e a una ventina di cooperatori spagnoli e locali nel 1672. Quando
i Gesuiti furono allontanati, subentrarono gli Agostiniani Recolletti,
poi i Maristi e infine i Cappuccini. Nonostante la lunga e molteplice
evangelizzazione, il primo sacerdote locale fu ordinato nel 1938.
Capoluogo dell’isola è Agaña, dov’è
la sede metropolitana (fino al 1965 la circoscrizione era diocesi
suffraganea di S. Francisco), mentre Piti e Apra sono i porti più
importanti, il primo per il commercio, il secondo per le attività
militari.
I Cappuccini arrivarono a Guam un secolo fa, nel 1901, con i religiosi
della Provincia Rhenano-Westfalica, invitati dall’unico sacerdote
rimasto nell’isola, P. José Palomo. I primi furono
due religiosi tedeschi provenienti dalle isole Caroline. La loro
attività metodica e insistente radicò profondamente
il cristianesimo, al punto che a Guam fu eretta la Prefettura Apostolica
(17 settembre 1902), estesa anche alle Caroline e ad altre isole
minori, dominio dei venti e dei corsari.
La distanza, comunque, non consentiva un’assistenza religiosa
adeguata, al punto che il Prefetto Apostolico non riuscì
mai a raggiungere la sede, per cui la Congregazione vi eresse il
Vicariato Apostolico (1 marzo 1911), che comprendeva solo l’arcipelago
delle Marianne, dove furono chiamati a lavorare i Cappuccini catalani,
che lo ressero con quattro loro vescovi, mentre ai loro confratelli
tedeschi rimasero le Caroline e alcuni isolotti dei dintorni.
I religiosi scrissero di trovarsi tra un popolo devoto, amante dei
pellegrinaggi e della preghiera (tridui, novene, processioni), calmo
anche di fronte alla morte, pacifico, frugale e generoso come i
primi cristiani. La cattedrale di Adaña fu costruita sul
terreno donato dal capo Quipucha con le offerte, così comuni
anche oggi e date per tante occasioni, che sono contraddistinte
da un termine proprio. Quelle destinate ai funerali sono dette chiculli;
quelle per i matrimoni ika, e quelle generiche areka o mamaon.
Qualche anno dopo dalla Spagna arrivarono altri rinforzi con i Cappuccini
della Provincia di Navarra-Aragona (1913) a cui diedero una mano
i confratelli statunitensi di Detroit e della Provincia del Calvario
quando la guerra civile spagnola spopolò i conventi.
La fine della seconda guerra mondiale portò un po’
di ordine e di sollievo. Il vescovo mons. Baumgartner, lasciando
da parte gli edifici caduti per colpa delle armi o degli uragani,
ne approfittò pensando a ricostituire le comunità,
avvilite e disorientate perché la presenza di tanti soldati
di confessione religiosa diversa aveva ingenerato la persuasione
che tutte le religioni si equivalgono.
Il vescovo ricominciò dalla catechesi, che si faceva nella
capanne, spesso portate via dai venti, ma nelle quali i catechisti
riuscirono a rinvigorire la fede con motivazioni nuove, tanto che
si riuscì a entrare anche nei mezzi della comunicazione (si
recitava ogni sera il rosario alla TV!), con conseguenze confortanti,
compresa la comparsa delle prime vocazioni, soprattutto quelle femminili.
Nel giro di dieci anni l’Istituto delle Suore della Pietà
ebbero 70 religiose indigene, e altrettanto accadde agli altri Istituti
che man mano approdarono nell’isola.
Fra gli istituti in aumento ci fu anche quelllo dei Cappuccini i
quali, non avendo le strutture sul posto, inizialmente formavano
i giovani negli Stati Uniti. Dal 1970 essi furono trattenuti nell’isola,
nella quale nel 1982 fu eretta la Vice Provincia, dedicata a Maria
Stella del Mare (Puti ‘on Tasi ). In quegli anni (1984), fu
affidato ai religiosi l’arcipelago delle Hawaii, dove circa
un secolo prima era morto il Beato Damiano di Veuster (1889). Vi
si recarono P. George Maddock e P. Paolo Minchak, che si fermarono
a Honolulu su invito del vescovo Joseph Ferrario. Nel 1988 essi
assunsero l’assistenza di due parrocchie ad Aiea e a Oahu
e l’assistenza degli infermi nell’ospedale.
Nel 1984 il Vicariato fu costituito in diocesi, giusto riconoscimento
all’attività e al sacrificio di tanti generosi che
hanno dato all’arcipelago una percentuale di cattolici superiore
a quella delle Filippine. Nell’isola vivono 150.563 cattolici
(su 167.212 abitanti), guidati dal vescovo mons. Anthony Sablan
Apuron, cappuccino, distribuiti in 24 parrocchie e assistiti da
31 sacerdoti diocesani, 16 religiosi, 7 diaconi permanenti, un religioso
non sacerdote, 471 catechisti, 125 suore, incaricate soprattutto
della direzione di 14 istituti di educazione (scuole) e 5 di assistenza.
Il lavoro apostolico non è facile, sia perché la presenza
americana ha instaurato una mentalità troppo permissiva e
consumistica, sia perché il turismo di massa sta introducendo
un sistema di vita paganeggiante.
Oltre all’impegno nelle parrocchie - due sono dirette da loro
da cento anni - i religiosi sono impegnati nella radio (un tempo
lavoravano anche nella TV), nella diffusione della Bibbia, nella
predicazione di ritiri, nel ministero delle confessioni, nell’assistenza
al Terz’Ordine Francescano e nell’accompagnamento di
varie associazioni cattoliche. Un lavoro comune a quello delle parrocchie
di tutto il mondo, ma qui più difficile per l’isolamento
e le differenti mentalità.
Egidio Picucci
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