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Oltre novantanni di presenza nell’arcipelago

PLURIFORME E INTENSA ATTIVITA’
DEI CAPPUCCINI IN INDONESIA

La “Bhinneka Tunggal Ika”, l’unità nella pluralità, e il Pancasila sono alla base della cultura indonesiana. La prima è imposta dalla configurazione geografica del Paese, composto da 13.677 isole, per una superficie di quasi 2 milioni di Kmq (ma le isole sono sparse su una superficie di 8 milioni di Kmq), e dalla naturale diversità culturale dei 224 milioni di abitanti, divisi in 360 gruppi etnici che parlano 250 lingue .
La “Pancasila” fissa i cinque principi che fanno da preambolo alla Costituzione del 1945: nazionalismo, internazionalismo, governo rappresentativo, giustizia sociale, fede monoteistica.
Per un naturale processo di inculturazione, allorché i Frati Minori Cappuccini arrivarono nel Paese che i geografi d’un tempo chiamavano “India arcipelagica”, vi costituirono il 31 gennaio 1972 una sola Provincia - l’unità - ma poi, per ragioni facilmente intuibili, passarono alla pluralità con l’erezione delle tre Province attuali, avvenuta nel 1994. Distanze, lingue e costumi diversi hanno consigliato questa scelta che ha dato vita alle circoscrizioni di Medan, Sibolga e Pontianak.

I primi missionari arrivarono in Indonesia (Borneo) nel 1905, con l’intenzione di far nascere una chiesa locale. Nessun proposito di dar vita a una presenza cappuccina locale, neppure quando cominciarono a espandersi nell’arcipelago, raggiungendo Sumatra (1912), e, con i confratelli della Provincia Renano-Westfalica e del Tirolo settentrionale (Bressanone), Sibolga (sempre a Sumatra) e l’isola di Nias (1959).
La loro vita, tuttavia, non poteva passare inosservata e arrivò il giorno in cui, soprattutto dopo l’indipendenza (1945), ci fu chi bussò alla loro porta chiedendo di fermarsi a condividerla. In un primo tempo gli aspiranti furono inviati in Olanda, ma poi, sia per il numero crescente, sia per non staccarli dal loro ambiente, nel 1960 si pensò di chiamare i cappuccini svizzeri perché si interessassero della loro formazione.
Nel 1957 fu aperto per questo il noviziato a Parapat (Sumatra), il quale, sempre in nome dell’unità nella pluralità, è comune per le tre Province. La stessa cosa è avvenuta per il post-noviziato e gli studentati di filosofia e teologia, che si trovano a Pematang Siantar.

I CAPPUCCINI NEL BORNEO

Il Kalimantan/Borneo è la regione più vasta dell’Indonesia (549.032 Kmq con oltre 10 milioni di abitanti), divisa in quattro settori: centrale, meridionale, occidentale e orientale. I Cappuccini si trovano nella parte nord occidentale, che ha come capoluogo Pontianak, una bella città posta proprio sulla linea equatoriale. La Provincia, dedicata a Santa Maria Ratu Pra Malaikat, S. Maria degli Angeli, è composta da 139 religiosi (di cui 7 stranieri), distribuiti in tre residenze.
A chi potrebbe meravigliarsi per un numero così ridotto di conventi per tanti religiosi, si risponde che questi in Indonesia sono soprattutto parroci, per cui vivono in case parrocchiali, considerate mini-conventi. Nella Provincia di Pontianak le parrocchie affidate ai religiosi sono 18, per cui le residenze “conventuali” diventano automaticamente 21.

Quelle dislocate in campagna sono immerse fra il verde delle foreste, in molte delle quali cresce il caratteristico banyan, beringin in lingua “bahasa indonesia”, la lingua nazionale, simile al malese. Il banyan è un albero sacro, generalmente nato dal seme caduto dal becco d’un uccello che vagabonda nel cielo e che attecchisce subito tra le foglie degli alberi, lasciando cadere lunghe radici su cui nasce la nuova pianta che lentamente diventa uno dei giganti delle foreste tropicali.
I Cappuccini hanno anche una casa nella capitale (Giacarta, Jakarta) e un’altra nel centro dell’isola, a Pangkalan Bun.
La presenza dei religiosi è quasi interamente circoscritta nell’ambito della diocesi del capoluogo, eretta nel 1961 e guidata dal cappuccino Mons. Hieronymus Herculanus Bumbun. L’estensione (39.841 Kmq) e il numero dei cattolici (201.870, su una popolazione di circa due milioni e mezzo di abitanti) impongono un’intensa attività parrocchiale, a cui i religiosi aggiungono l’insegnamento nel seminario diocesano S. Paulus (costruito un’ottantina di anni fa); una decisiva collaborazione con la radio diocesana Promida Dirgantara; un crescente impegno nei mezzi della comunicazione con l’opera di P. Fidelis Sabinus e William Chang; la direzione di case di accoglienza per i ragazzi che frequentano le scuole e che praticamente si trovano a fianco di ogni parrocchia.

L’economia dell’isola che, pur chiamandosi Kalimantan, fiume dei diamanti, è povera, soprattutto nei villaggi, impone anche un impegno nel sociale, che i Cappuccini portano avanti con l’Istituto “Yayasan Sabatu” (aiutiamoci a vicenda), destinato alla riabilitazione di bambini con problemi motori. Di loro si interessa in modo particolare Fratel Yan Wynans, olandese, che di tanto in tanto invita ortopedici europei sia per interventi particolari che per aggiornare i colleghi locali sulle nuove tecnologie.
P. William Chang è anche direttore dei teologi dell’intero Borneo (scuola che prima si trovava solo a Giava), dove i giovani si preparano all’apostolato soprattutto tra coloro che praticano la misteriosa religione delle origini, alla quale è difficile dare un nome, e che solo in maniera riduttiva si può chiamare animismo. Le altre religioni presenti nell’arcipelago sono l’islam (90%), l’induismo, soprattutto a Bali, e il buddismo.

Notevole anche l’impegno dei religiosi nello sviluppo con una scuola di falegnameria e di economia domestica per le ragazze; con la conduzione di piccole fattorie agricole in cui si insegnano tecniche di coltivazione e di allevamento del bestiame, e col tentativo di produrre generi “rigorosamente” naturali, affidato allo svizzero P. Agostino Elsener, che lavora un terreno nei pressi di Giacarta, nell’isola di Giava, dove si arriva dopo 36 ore di navigazione in un mare così poco profondo (raramente supera i 50 metri) che dallo stretto di Malacca a quello di Makassar, dall’aereo è possibile vedere gli alvei dei fiumi preistorici.
A sud di Giava ci sono, però, abissi irraggiungibili e spiagge bianchissime, oltre le quali svetta la sagoma dei vulcani (pare ce ne siano oltre 400) che la gente chiama con rispetto Gunung Api, montagne di fuoco, molte delle quali sono meta di pellegrinaggi.
La Provincia si sta aprendo anche alla missione, dato che ha un religioso impegnato in Madagascar e un altro a Taiwan, occupato attualmente nello studio del “mandarino”, necessario per un’eventuale e auspicabile attività in Cina.

LA PROVINCIA DI MEDAN

Nell’isola di Sumatra (481.780 Kmq con oltre 40 milioni di abitanti) ci sono due Province cappuccine, quella di Medan e quella di Sibolga-Nias.
La Provincia di Medan, dedicata a S. Fransiskus dari Assisi, si estende nell’omonima diocesi, eretta nel 1961 e affidata al cappuccino Mons. Alfred Gonti Pius Datubara. Essa “sconfina”e in una parrocchia della diocesi di Padang, eretta nello stesso anno e anch’essa affidata a un cappuccino locale, Mons. Martinus Dogma Situmorang. Le due circoscrizioni coprono complessivamente una superficie di 236.647 Kmq, con una popolazione di 22 milioni 947.298 abitanti, di cui 537.916 cattolici.
I religiosi, impegnati anche in una parrocchia di Giacarta, sono più di 200 (di cui una decina stranieri), distribuiti in un convento e in una ventina di parrocchie, “allargate” a decine e decine di cappelle, molte in gronda a immense risaie che l’indonesiano cura più con amore che con interesse. La terra infatti è coltivata non solo perché nutre, ma anche perché ha un’anima e parla a chi la lavora.

Servire tutte le cappelle è un problema arduo per la distanza; per la mancanza di strade (alcune cappelle si possono raggiungere solo a piedi) e di mezzi di trasporto, compreso il classico bemo (taxi collettivo) che arriva quasi dappertutto; per la necessità di portare a spalla l’occorrente per la Messa e la catechesi (piogge torrenziali permettendo); per la difficoltà di attraversare fiumi e montagne impervie, ma talvolta ingentilite dalla presenza dell’uccello del paradiso o da splendide kupukupu (farfalle); per l’arroganza di alcuni non cattolici, che tuttavia fanno meno paura della harimau sumatera, la tigre locale.
Anche i religiosi di Medan sono occupati nell’insegnamento nel seminario; nella conduzione di una casa di riabilitazione; nella direzione dei soliti “dormitori” per scolari provenienti dalle campagne; nella gestione di alcune falegnamerie e di officine meccaniche.

Prezioso il servizio di Fratel Tarcisius Salim a Pernatang Siantar, e d’avanguardia (se non altro per il luogo) quello di P. Benyamin Purba, responsabile della casa editrice Bina Media, a cui è annessa una scuola tipografica frequentata da una 60.na di studenti.
In campo ecumenico, i Cappuccini hanno collaborato con studiosi protestanti per la traduzione di alcuni libri della Bibbia nelle quattro lingue parlate nella zona, e cioè il toba, il karo, il simalungun e il dairi. P. Hilarius Manurung, per esempio, ha lavorato per la traduzione in toba.
Fra i missionari di “ieri”, è ancora ricordato con ammirazione Fra Faustus, infallibile rabdomante che ha dissetato decine di villaggi.
Anche la Provincia di Medan è impegnata nell’aiuto ad alcune chiese sorelle in Madagascar e in Pakistan, dove P. Anselmus Mahulae è direttore di un seminario diocesano.

PROVINCIA DI SIBOLGA

La Provincia “San Fidelis Sigmaringen” di Sibolga si estende nell’omonima diocesi (26.413 Kmq con 2.098.219 abitanti, di cui 187.801 cattolici), eretta nel 1980 e guidata dal cappuccino Mons. Anicetus Bongsu Antonius Sinaga. Essa si allarga, però, anche all’isola Nias (5.318 Kmq di superficie con oltre 600 mila abitanti) e a una manciata di isole a sud di Nias, in lingua locale chiamata Tanoniha, terra dell’uomo.
All’isola si arriva navigando sopra vasti palazzi sottomarini, caratteristici dell’Indonesia, abbandonati all’incantesimo delle madrepore. Sulle rive sono incolonnati migliaia e migliaia di alberi di cocco e splendono le foglie della Nipa, un albero molto apprezzato dagli artigiani e dagli agricoltori che lo usano per rinforzare i tetti di paglia.

Nias è la seconda patria della “havea-gitö”, la famosa haevea brasiliensis (il caucciù) che gli inglesi vi misero a dimora dopo aver rubato i semi nell’Amazzonia brasiliana, mandando a rotoli l’economia locale.
La Provincia conta circa 85 religiosi, di cui una decina stranieri, anche qui distribuiti in pochi conventi (due) e nelle varie parrocchie, affiancate dai soliti “dormitori” per ragazzi. Fino al 1961 in diocesi sono stati presenti solo i Cappuccini: oggi vi si trovano anche altre congregazioni, comprese quattro femminili.
I religiosi lavorano in una scuola media-superiore a Telukdalam (Nias) e in molte altre che fanno capo alla diocesi; nelle solite falegnamerie, soprattutto in quella conosciuta come LPTK (Lembaga Pertukangan Teknik Katolik), dislocata a Mela, un villaggio vicino a Sibolga, e in una casa per orfani (a Gidö). L’attività più impegnativa, comunque, riguarda la direzione e l’ampliamento del Museo Yayasan Pusaka Nias a Gunungsitöli, capoluogo di Nias, aperto nel 1991 e fiore all’occhiello non solo dell’isola, ma dell’intero arcipelago, se non altro per il gran numero di turisti che richiama nell’arco dell’anno.

Alla solerzia dei Cappuccini si deve anche la conduzione di due case di ritiro, usate pure da protestanti, arrivati a Nias prima dei cattolici.
Anche a Sibolga si pensa allo sviluppo agricolo: se ne interessa P. Heinrich Terfruchte, che vive da solo a Tello, un’isoletta a 14 ore di navigazione a sud di Nias. La solitudine gli crea qualche problema, che lui cerca di vincere con la collaborazione della gente, a cui ripete spesso:”Lau bale, haogõ-haogö Khòda “ (non ti curare delle difficoltà, lotta per la crescita della Chiesa e della comunità).
Il popolo lo ascolta, perché nell’anima indonesiana trovano un terreno d’intesa anche le antinomie più assolute, come rivela l’usatissimo termine belum, che esprime una negazione, animata però dalla speranza di trasformarsi, presto o tardi, in una piena affermazione. Se si chiede a un semplice contadino anche la cosa più assurda (se ha un conto in una banca svizzera, per esempio), quello non risponde subito “no”, come farebbe un europeo, ma dice belum, non ancora, lasciando aperto uno spiraglio per il futuro. Qualsiasi esso sia.

In campo ecumenico la Provincia ha affiancato i protestanti nella traduzione di alcuni libri della Bibbia in lingua nias, grazie soprattutto a P. Philippus Giawa. Il suo impegno missionario è dato dalla collaborazione con le chiese sorelle del Madagascar e con quella più vicina di Flores (nello stesso arcipelago indonesiano), a fianco dei Padri Verbiti, che costituiscono la congregazione religiosa più numerosa, seguita da quella dei Cappuccini, che per molti anni sono stati gli unici religiosi presenti nel Paese.

Egidio Picucci

 

 

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