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LE INIZIATIVE DELLA CHIESA
PER UN “NUOVO” MOZAMBICO

Il debito che l’Italia ha interamente condonato proprio in questi giorni al Mozambico, ripropone all’attenzione pubblica un Paese che sta lentamente rinascendo dalle ceneri di una guerra durata quasi un ventennio, avviandosi faticosamente verso una normalità che tuttavia sembra ancora lontana.
La chiesa locale sta collaborando attivamente con il governo in questo senso, impegnandosi soprattutto nel campo dell’educazione, anche perché le sono state restituite le scuole che nell’euforia della nazionalizzazione le erano state tolte. Oltre a quelle primarie e secondarie, presenti in tutte le diocesi, essa ha aperto sedi dell’università cattolica a Beira (facoltà di economia) e a Nampula (facoltà di diritto). “Dobbiamo capire - ha detto qualche tempo fa mons. Albero Setele, vescovo di Inhambane - che l’educazione è l’unico mezzo per favorire la nascita di una classe media che si ponga tra i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”.

Seguendo l’esempio di altre circoscrizioni ecclesiastiche, anche la diocesi di Pemba, capoluogo della Provincia del Cabo Delgado, si sta organizzando in questo senso. Pemba si trova nel nord est del Paese, dove vivono i makua, l’etnia più numerosa del Mozambico, tra i cui membri corre un detto che si riferisce proprio all’educazione:”Se avete educato un ragazzo, avete formato una persona sola; se avete formato una ragazza, avete formato una famiglia intera”.
E questo perché la società makua è matrilineare, con la donna al centro della famiglia, responsabile principale dei figli, incaricata degli affari di casa e della coltivazione dei campi. La famiglia sopravvive se c’è una donna forte, intraprendente, coraggiosa e indipendente che la sostiene. Per i makua essa è l’immagine di Dio, un Dio al femminile, un Dio-Madre che genera, veglia e provvede ai figli con premurosa tenerezza.
Dipingendo il ritorno a casa del figliol prodigo, il noto pittore Mitucue ha raffigurato accanto al padre che accoglie “il figlio perduto e ritrovato” anche la mamma, non riuscendo a capire come mai in un momento così significativo il Vangelo non metta anche la creatura più importante che educa i figli sull’esempio di Dio, e cioè con un’azione costante, graduale e improntata alla massima libertà.

Rifacendosi a questa concezione, il cappuccino mons. Francisco Chimoio, vescovo di Pemba, ha pensato che la “sua” chiesa debba rifarsi a questa immagine di Dio per poterlo avvicinare sempre più alla propria gente. A un anno dall’elezione, dopo una lunga riflessione (“a Dio piace stare un po’ a guardare prima di intervenire, dicono i makua), egli sta prendendo iniziative che incideranno sicuramente sull’educazione umano-cristiana dei “suoi” due milioni di abitanti, di cui 400.00 cattolici, sparsi su una superficie di 82.625 kmq.
“Ritengo che la prima necessità sia quella di formare i giovani - ha egli detto - se vogliamo che la nostra diocesi sia capace di dare risposte adeguate alle esigenze che stanno emergendo. Mi son reso conto che è indispensabile partire dalla scuola materna, se vogliamo arrivare lontano; per cui intendiamo incrementare quelle che già ci sono e aprirne delle altre, affiancandole alle scuole primarie e secondarie, molte ma insufficienti.

Oltre a favorire lo sviluppo, esse dovranno far fronte alla crescente espansione dell’islam proveniente dal Sudan e che proprio con le scuole, in cui al mattino si svolge il programma statale e nel pomeriggio quello islamico, compreso l’insegnamento dell’arabo, realizza le attività elaborate nel centro culturale aperto a Nacala. Il Mozambico è entrato nel gruppo della Conferenza islamica e ha firmato accordi politici ed economici con alcuni Paesi islamici che finanziano attività sportive e culturali. Nel Cabo Delgado cristiani e musulmani sono vissuti sempre in pace e in armonia, ma l’impronta fondamentalista del “nuovo” islam potrebbe creare tensioni per le quali la Chiesa non è preparata.
Responsabili dirette dell’insegnamento sono le suore, e questo ci dà ottime garanzie, al punto che stiamo pensando all’apertura di un’università, per la quale è già stato scelto il luogo, centrale e facilmente raggiungibile. Vorremmo cominciare con la facoltà di informatica, la scienza del futuro, seguìta da quella della biologia marina.
Pemba è sulla riva dell’oceano e la facoltà potrebbe dare un risposta adeguata ai problemi legati alla fauna ittica, perché, senza un adeguato controllo e un’intelligente programmazione, potremmo perdere questa risorsa primaria del Paese.

In seguito speriamo di far partire la facoltà di “Gestione aziendale” con particolare riferimento al settore turistico. Cabo Delgado ha spiagge incontaminate che stanno interessando gli appassionati del mare, per cui dobbiamo prepararci ad accoglierli adeguatamente. I giovani potrebbero trovarvi ottimi posti di lavoro.
Siccome, poi, nell’interno della Provincia non mancano foreste con legno pregiato, dovremo pensare anche al loro sviluppo e alla loro conservazione con una facoltà specifica”.
La diocesi ha quindici parrocchie con 14 sacerdoti diocesani e sei religiosi, quasi tutti stranieri. Le suore sono presenti con quattro istituti e 38 religiose, addette alla scuola e alla catechesi. Per la formazione dei catechisti è stato aperto nel marzo scorso un centro diretto dai Padri Passionisti e sul quale si fa molto affidamento per l’evangelizzazione, dato che nella Provincia si trovano varie culture e si parlano molte lingue di non facile apprendimento.

“L’ultimo sogno nel cassetto - ha aggiunto il vescovo - è una radio diocesana per raggiungere i lontani. In Africa ci sono molti battezzati, ma pochi di essi sono stati debitamente evangelizzati, per cui, come pastore, sento forte il bisogno di sostenere la loro fede creando un’adeguata rete di formazione e di informazione”.
Grazie al clima di libertà che c’è oggi nel Paese, ma soprattutto grazie alla fiducia che la gente ha nella chiesa e nei missionari, rimasti sempre a fianco dei deboli durante i difficili anni della guerra civile, si pensa che iniziative del genere riescano a far fronte al ritorno della magia (consultatissimo il naako, indovino), fatto che ha sorpreso i missionari, e alla proliferazione delle sette. Alcune sono locali, altre vengono dal Brasile o da Paesi limitrofi, come il Sud Africa e lo Zimbabwe. In comune hanno la promessa di guarigioni certe e durature; promesse alienanti, basate sulle sfruttamento del sentimento religioso del popolo.

Per contrastare persuasioni devianti e pericolose, il vescovo pensa di aprire nel capoluogo una farmacia diocesana in cui saranno messe a disposizione del pubblico anche medicine tradizionali (erbe e diversi tipi di argilla). “Molti non possono acquistare le medicine che vengono dall’estero - ha detto mons. Chimoio - perché sono troppo costose, dovendo così rinunciare a una vita più facile e più lunga. Ho già trovato una buona collaboratrice che viene da Torino e che ci aiuterà a partire; ma in seguito spero di trovare personale sul posto”.
A chi gli dice che i “sogni” sono troppi, il vescovo risponde che essi sono sorretti da una grande fiducia nella Provvidenza e nelle ricchezze umane del popolo, due realtà che garantiscono la ricostruzione del suo tribolato angolo africano.

Egidio Picucci

 

 

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